Iuri Lombardi – Poesie

Soldati di cartone

Gli studenti sparano con i Tablet

accesi sulla folla del pomeriggio,

sparano a salve con violenza esangue,

i polsini slacciati in segno di offesa;

i jeans che sanno già di sesso,

di sbornia non digerita sulle scale.

Il mondo ai loro occhi scompare subito

e niente sanno di sé se non l’offesa

che l’inchioda nella bellezza gioiosa.

**

Cinemapolis

Cercavo di darmi una parvenza qualunque,

un ritaglio a colori l’Italia del poi:

la mia bisavola passava da nunzia

chiedeva di ammassare il pane alle donne;

un cero votivo sulle assi unte

attentava il mio trapassare creduto.

Ora non so come nascondermi ai più:

l’Italia ci lascia spoglie di piombo.

**

I fuochi dopo la festa

I fuochi dopo la festa si disperdono nell’aria

e sono fiori tra gli alberi; non mentono

alitando di luce dall’alto il basso piano.

Non sono più i medesimi di allora, quelli

feroci sul golfo di Gaeta: lo sai in quanti sono morti?

I tetti crollavano e attoniti ci rimanevano

come topi- gli sfollati di Cassino- ; per fame,

nella miseria divoravano lenzuola, si scompigliavano

i capelli per sottrarre a qualche filo

un pidocchio di troppo, mentre i fuochi

si diradavano nell’aria, ed erano fiori tra gli alberi.

**

Terra e ancora terra

Non senti l’aria sottile, gli esterni non familiari,

la terra è ancora terra tra i recinti dei giardini;

dei roseti nella serra – discepoli tutelari;

nel giorno buio o cortile di venti ignari e marini.

Nell’oceanico migrare di strani gabbiani bianchi

che agli occhi scippano il verde, quasi umido e felice,

non ti viene di cantare? Gli accordi sono stonati,

prove di versi vocali, di remore infelice.

Non vedi più le maggesi le nebbie morire al sole

d’un tratto rapido accesi un marzo tardo di viole.

**

Eclissi di luna

Nel cortile assonnato sentivo la tua voce,

divagava su cose certe senza passato,

all’incirca quanti anni ha il cielo

(le valigie ti dicevo è bene farle da ultimo)

tu continuavi a confabulare, bandito

imbonitore di qualche rassegna da focolare,

alzando gli occhi verso al piano

per un possibile amore mai saputo.

Cosa ti porti dietro? Come vestirai per il viaggio?

Al tabacchi oggi cercavo sigarette semplici

ma nel cortile ieri le sapevo fumate.

**

Réclame

Potevi sfidarmi a colpi di bellezza

ma sul letto della morte

e invece sei venuto al mondo

apparso raggio tra gli interstizi del cielo;

non ricordo in che mese-: era forse maggio?

Da puledro scalciavi dimenandoti

-da infanti non si conoscono i sensi-

tutto è uguale al niente

o giù di là,

rapido ti asciugavi le ossa

a quel raggio bianco di sole

sul letto di tua madre.

**

Notizia d’agenzia

La città è un canile denuclearizzato,

alla sera la cena

apparecchiata nei ritrovi

è digerita dall’umido del fiume.

Risate ed echi alla rinfusa accendono luci,

una festa scoppiata da incontri casuali.

Mille sono le finestre accese:

il blaterare fumoso di un coro

dal vespro recitato sull’altare.

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