Damiana De Gennaro – Poesie da “Shibuya Crossing“

1.
 
Sui treni della linea yamanote
gli schermi riportano il messaggio:
avviso: ritardo
causa: incidente con persona.
 
Si astrae l’emorragia
nella distrazione collettiva –
non rimane traccia
del dolore né del nome,
 
agli appositi sostegni
ti stringi un po’ più forte –
 
aspetti che irreale
torni il tempo blu-perfetto.
 
2.
 
L’insegna scolorita fujifilm
dall’interno della vetrina
affacciata sull’incrocio anonimo
sembra confidarti:
 
qui il moderno
è invecchiato troppo presto –
aveva un sogno grigio-rosa
troppo forte per esplodere
 
come una sola bubblegum.
 
 
 
 
 
3.
 
Tra le sagome dei palazzi asettici
per un momento brillano gli spettri
delle ragazze che hanno smesso
di credere alle ore –
 
hanno labbra dense di crepuscoli
e inquinamento luminoso:
raccolgono il pianto degli oggetti
dei morti nel mattino.
 
4.
 
La ragazza frutto
ha dieci coltelli alle calcagna –
corre per le strade più affollate
pur di non farsi tagliare,
 
ma una forchetta sull’asfalto
si è infilata nel suo sogno.
 
5.
 
Se adesso arrivasse un terremoto,
saremmo tutti insieme –
ha detto, e poi subito ha riso,
divertita, in un lunghissimo silenzio.
 
Siamo tutti impalliditi
nello stesso tremito animale,
in quell’istante sordo-muto
che aboliva i lineamenti.
 
Poi è tornata a interrogarci,
chiamandoci per nome.
 
 
 
6.
 
Forse è bene saperti lontana
a bere un po’ alla volta il liquore,
come dici, con attenzione,
 
nella cucina che non conosco,
mentre dal cassetto tiro fuori
un cucchiaino argentato,
 
e alla finestra si vedono
luci tremare
 
sulla collina nascosta
dalla notte quasi invernale.
 
7.
 
Nulla poi rimane ad esclusione
del nome e dell’amore –
庵菜come preghiera vegetale,
種理come rosso razionale –
 
他譜根è la radice di una musica diversa
気洗lava l’anima
con lo stesso verbo che si usa
per sciacquare le mani in lavandino.
 
案気等è la cura delle idee altrui
dove in 気 di cura è sottintesa
l’anima, la natura.
 
君の名は,
Call me by your name
Nulla poi rimane ad esclusione
del nome e dell’amore.
 
 
 
8.
 
La ragazza volpe ha imparato
a truccarsi gli occhi molto presto –
ha labbra cremisi e incantesimi
più incolori delle nuvole:
 
così prova a nascondere
il terrore bianco che la prende
quando sente le bocche dei fucili
puntare alla sua pelle.
 
9.
 
Non tutte le parole
sono piovute dai palazzi –
nel recinto di una frase
puoi nascondere ogni cosa:
 
gli andirivieni senza oggetto,
la trance nei caffè delle stazioni –
 
l’inspiegata fedeltà
del cane-pietra nel vegliare
su tutti gli abbandoni.

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