Antonio Merola – Inediti da “Allora ho acceso la luce”

c’erano solo i mostri che attraversavano la brina
come una piorrea dell’infinito oppure accecati
dalla stella polare: era l’estinzione della strada
contro il muro recintato di caligine
che riserenava la città… bisognava passare oltre
la vita: ho imparato che tutto si destina.

*

Ci sono volte in cui la vita comicizza se stessa
e allora io non voglio averci nulla a che fare
come quando un cervo dalle corna lontane
carica senza fine l’orizzonte:
sembra che da qualche parte le foreste muoiano.

*
Ti porterò fino alla fine della vita
per mano: e allora guarderemo il buio sorridendo.
Ci ho provato a lottare come una tigre
bianca contro l’uomo: e sono così stanco
di vincere sempre. Questa volta non voglio
competere ancora: ognuno di noi è senza difesa
fuori lo spirito e per la nostra immaginazione
è ora di andare: partiremo alla prossima alba

*

E così vengo imbestiato dentro il vagone spoglio di rifugio:
è ora di ritornare a casa attraverso l’oscuramento
negli occhi di uno sconosciuto oggi che tutto rimane uguale
a una pietraia come l’orientarsi della mia abitudine
allo scoliasta che rintraccia in uno spicilegio la favola a margine
della gigantessa slanciata senza patema sopra le stelle
cadute oltre lo strapiombo: amareggiare la città
non serve a niente davanti allo squadrare del treno.
Voglio essere come un forestiero nel mondo
degli uomini: fuori rintrona ancora l’ultima migrazione.

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