Daniele Di Bona – Poesie

L’unità distingui
fra la coda e la lucertola
oltre il muro delle rocce
dove il cielo non comincia
con la vista.

*

Eravamo seduti su due sedie
di legno oscillando i tuoi occhi
cadevano nel vuoto
Ne vedevo il bianco quasi
impersonale della cornea
incollato come ad offuscare
Pensai la cecità fosse
una gran cosa ma
da sola non bastava
Quindi staccai un chiodo
dal muro ficcandolo dritto
tra le dita della mano
destra e credetti a Dio
per la prima volta

*

Comu si scacciava a testa ai succi 
ora crisciu na razza nova nno sangu.
Anima ca un canta è chidda povera,
u sannu cirtuni sperti nall’arti nostra
d’addumannari. Chista è terra morta
e i vivi sunnu già cuntati o cimiteru.

*

Soffrirò mi torcerò davanti
a te come l’insetto
sanguinando, rinnegando
questo corpo idiota
padre mio.

*

Mio fratello è nato morto.
Steso sul lettino, l’ospedale
carico di luce elettrica.
“Non piangere – il medico
sa quello che fa – altri
han le mani per nulla”.

Una vulva: è impiccato
in queste sillabe.

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