Simone Biundo – Poesie

È tutto piatto

Le pianure interrotte dalle pareti delle case,
dei capannoni vuoti e fatiscenti, dai muretti
che velano gli ulivi denudati dal batterio.
Xylella attorno a Castrignano, la selva dei suicidi
alza i rami in cielo dove scorrono le nuvole.
Non ci sono ostacoli, né monti, né colline.
Le piazze sono tutte bianche,
abbacinanti le case e le strade.
Dietro una porticina aperta nel vento,
un affresco greco di cristo come donna
riposa. Sophia Jesu Christi.

È tutto piatto, il sole spiana e nessun pensiero c’increspa gli occhi
che cercano il mare. Lo guardano o credono di farlo
da Punta Palascìa, finis terrae come gli altri lembi
su cui si poggiano i piedi.
Non ci sono storie particolari
da raccontare. Sono troppe. Eppure
è più orizzontale, più simile alle fine,
fissare incantati le luminarie di MarianoLight
a Galatina, notte di San Pietro e Paolo.
Sulla destra, nella cappella della Cattedrale,
dietro a una grata c’è una pietra levigata.
Ci sedette il primo apostolo, si dice,
per riposare dal viaggio. Ora è in ombra
e si può toccare.
Avanza la processione mormorando,
a riposo solo il ragno. Ha filato una ragnatela
tra il muro e la pietra che nessuna mano avverte
o spezza. Se ci guardi bene, in trappola,
ci sono solo formiche con le ali.

*

Frattura vecchia

Ripenso spesso a Frattura vecchia.
È un paese abbandonato a 1100 metri, sotto al monte Genzana.
C’è una piazza d’erba,
un ruscello che spunta dalla terra
e le bocche scolpite di una fontana.
Nel 1901 dopo il terremoto
detto della Marsica
perse quasi tutti i suoi abitanti.
Ora il fico abita le finestre,
dal tetto si sporge la rosa canina,
e i rovi riempiono di more le strade.

Quel giorno che lo abbiamo
conosciuto abbiamo scoperto la durata.
La continuità delle foglie e del verde,
la ripetizione delle parole e dei gesti
sta nell’anello che non ti ho regalato,
nel fiatone per risalire il monte,
negli ometti che abbiamo ricomposto assieme.

Ci siamo tornati altre volte,
l’acqua gorgogliava tra i denti di leone,
e il canto dei grilli durava fino al tramonto.
Qui si sentono molte voci, e nessuna parla sopra alle altre.
Si alza il vento, un turbinio di polvere ci avviluppa.
Mi prendi per mano
e continuiamo il sentiero,
riprendendo i segnali per il lago.
Ti sento la pelle e le ossa. Lo vendono a Scanno
quell’anello, è d’oro, fatto a mano, e costa molto.
Ti sta benissimo al dito.

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