Giorgia Esposito – Inediti

Nell’intermittenza l’assillo si rinnova
e ciò che è irrisolto resta tale.
Tutto gira intorno ad un grande
paradosso: “anche l’autentico richiede fatica”
e allora non farmi da specchio, non lo fare.
Non c’è controllo che il corpo non preceda:
“la voce non copre la mano che trema”.

*

La macchina traballa nella curva a gomito,
è un attimo – posso quasi sentire
il sangue che cola – che assurdità,
mi riscuoto – gli altri sono ancora lì,
le parole ruotano agli angoli delle bocche,
finalmente sei di nuovo lì che ridi e penso

se fosse questa l’ultima notte
riuscirei comunque a intravedere
la tua sagoma nel buio.

*

La cesura è nel silenzio che abita
due occhi spalancati senza mira.
Ed io non conosco il punto esatto,
il tocco che lo afferri per incanto.
“Resta solo chi se ne va”, penso
a malapena, penso a Maddalena
ancora curva sul Cristo. “Tu soffri
e sei già in grazia e non lo sai”.

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