Francesca Marica – Poesie da “Concordanze e approssimazioni”

CONCORDANZE E APPROSSIMAZIONI, Il Leggio editore, collana Radici (2019).

Dalla sezione Il tempo indietro

*

Tra le clavicole,
la casa rifugio di ieri,
con la terra nella bocca e le braccia sospese.
Non è più tempo e le nostre parole
finiranno, finiranno a breve.
Ci guarderemo da lontano,
come si guardano le cose che ci hanno attraversato
senza lasciare un segno.
Ma poi bisognerà alzarle le braccia,
alzarle in segno di resa, anche dopo.
Alzarle in modo visibile che non resti dubbio.

Stesi sotto il peso dei corpi di poca importanza,
rimpiangeremo il rosso intorno:
urlerà la sera dentro le forme e saranno incompiute.

Dalla sezione Dalla parte dell’acqua

*

Basterebbe il silenzio rotto della sera,
la materna pazienza dell’acqua,
una veglia che tenga a riparo le polveri.

Non è una terra straniera
quella che ti asciuga gli occhi
nell’istante della confessione che cade
e non c’è rumore che sappia farsi sordo
intorno a questa stanza senza più illusione.

Riparo lo spazio con la calma della parola,
maneggio gli eventi con cura.

*

È andata così.
L’incertezza quasi fatale,
un’apparizione tardiva non avrebbe reso più concreta la visione.
Lieve non resta neanche la terra su cui poggiare i piedi.
Non avevano nulla da dire prima di partire
e infatti, non avevano detto nulla.

La domanda è stata esaminata poco dopo,
a seguire le trattative per andare.
Forse un giorno potrò dire quello che oggi temo.
Qualcosa si agita al confine, un principio di rivoluzione?
Le accuse hanno il colore delle cose ormai mansuete.

Qualcuno ha ucciso la mia ombra e il suo contrario.

Dalla sezione Interstiziale/fra elementi uguali o analoghi

*

Tu arrivi e prendi dove viene,
chiami a raccolta i nomi,
affidi a credito le possibilità di dire,
nel punto esatto dove gli alfabeti riscrivono le storie.

C’è un tempo che implora di essere chiamato,
trattenendo il respiro e la salvezza
come l’ora che vince il momento,
rivelando i disegni, i paradigmi, le minute acrobazie.

Bisognerà portare la luce ancora in piano.
scolpire feritoie lungo i bordi delle strade,
arretrare su ferite d’animale,
parlare con la carta in mezzo agli occhi.

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