Carla Viganò – Poesie

dal basso risale il fumo
e tu sei il sasso o l’osso
mio piombo mia cena
e flottano come alghe
in un fiume di visioni
certi paesaggi
accesi fissano il vuoto
delle finestre di notte
aperte su falene depresse
le luci in città
scaldano l’aria
come un buon rosso
il brusio della gente
è sotto di venti piani
e i sussurri
in perle e tubino nero
lì nel cestello del ghiaccio
e d’interni comodi
sofà di velluto amaranto
e lampade decò
la musica jazz frizza
dentro mi resta
a respirare
un tempo parallelo

*

maledetti i ricordi
come un pezzo di sapone
scivolano consumati
ridotti a scaglie
meglio la noce di settembre
con il guscio duro
non aprirla mai!
mi sì è buttatta addosso
la malinconia
come Hikmet
mi consiglia
la testa della mia rosa
è sul guanciale*
e allatta il giardino
Dal caldo al freddo
l’insopportabile excursus termico
e la memoria
perchè ha tardato tanto?

* Nazim Hikmet

*

in quel mancato inverno
discendevano gli antenati
e nelle tane nei gusci
spaziavano
nei punti cardinali in confusione
nell’intima memoria di dune e avvallamenti
i ricordi malandati
ma poi germogliavano sulle tempie
con un passato da chiudere
in un bozzolo di creta.
Cosa resta di chi manca
di quello che non c’è
anche di oggetti
d’argilla e svuotati del simbolico senso
d’allora e non più
– di adulti dentro macerie
di bambini smemorati –
e seguono cicatrici a chi non resta nulla.
L’autunno è una costante
e su palpebre ramate
ci precedono le tinte ocra.

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