Michele Paoletti – Inediti da “Seme che sorge”

*
Il mattino fioriva sul lenzuolo sottile
che avvolgeva ogni nodo di carne
il contrappeso dei muscoli contro le ossa
la fuga del sangue dentro altro sangue.
Eri un incarto di gioia, aprivi appena
gli occhi contro la santità
di un cielo indifferente che accoglieva
il battito irregolare del tuo petto,
il respiro incerto, la ruga tonda
del capo poggiato sul mio braccio.
Lo stupore era un’onda bianca
la meraviglia di un giorno puro,
inciso nell’aria.

*

Ti stringo in un lenzuolo troppo grande
mentre attraversiamo il corridoio
verso la finestra spalancata.
Lo sguardo si riempie di mattina,
l’aria accatastata al muro
mi preme sulle spalle.

Sei parte di me che da me già si separa.

*
Ogni grido che regali al mondo
tintinna tra i cucchiai lasciati in giro,
le pentole piccine, il campanello
trovato chissà dove.
Rimetteremo a posto un po’ più tardi
ora rimango a scorrerti vicino
pieno del tuo stare fermo nella stanza
in un punto esatto che non cede.

*
Ho voglia di precipitare anch’io
come il fiume che scorre e non lo vedi
ma immagini le rocce vorticare poi finire
mute sul fango in fondo e sollevarsi
ancora. Cadere in un abbraccio cieco.
Fidarsi della piena,
della saggezza limpida dell’acqua.

*

PROMESSA

I.

Ti ho portato al mare
per ricucire una promessa
la spola delle onde contro
la scogliera chiara, l’estate
che scottava la mia pelle bambina.
Qui si torna all’origine
nel buio rivoltato della terra,
i nomi sono suoni tra la schiuma
l’infanzia scivola tra l’intreccio delle mani
precipita nell’acqua, senza traccia.

II.

Tu sei la traccia, il contorno
di una gioia ripetuta,
l’onda incessante sulla stessa pietra.
Quell’onda smemorata, buia onda
arrotolata che raccoglie la luce e la sparpaglia.

III.

Pochi bambini sulla spiaggia,
gabbiani randagi che rivoltano le alghe
come se cercassero un ricordo.
Tutto è cambiato,
non c’è neppure il palo per le biciclette.
Anche le pietre non sono più le stesse
spaccate da un taglio verticale
mostrano la polpa polverosa,
il fallimento del tempo e delle cose.

IV.

Falliremo anche noi ma per adesso
tieni stretta questa promessa d’acqua.
Il mare sa dove tornano le cose,
conosce il linguaggio delle rocce.
Tutte le voci sott’acqua si assomigliano
non serve un esercizio di fiducia
basta tendere l’orecchio
e sentirai un’eco orizzontale.
Tutti i nomi. Promesse mantenute.

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