Sandro Pecchiari – Poesie da “Scripta non manent”

WIPING MY YEARS – versione originale

e hai portato l’ampiezza del sorriso
e la forza dell’oriente, gli sguardi densi
e il suono affilato del tuo abbraccio

e hai portato l’acqua del tuo corpo
e la curva decisa a lato dei miei passi
colori nuovi e aromi sulle labbra
così riveli lo stare enorme
del tuo cuore

ti ho portato la mia terra
i cieli disegnati dalle rondini
e le mie radici condivise
ho saputo portare pedine nuove
alla danza delle parole antiche:
il turco e l’arabo nell’intimità
l’italiano come uno scrigno di ricordi

e ci siamo portati mano nella mano
nella fascia aperta del respiro
per confonderci in un fiato solo

*

GIULIO

ne avrebbe di spazio la tua spalla
spazio per una città convulsa
di luci, di gente e di rumore
spazio da camminare e ridere
e ascoltarti gli occhi che nascondi

e ci starebbe la mia guancia
avrebbe spazio per la sorgente
che troveremmo assieme

vista da qui ci starebbe per forza
il sogno rinverdito negli anni
d’una felicità degna di ricordo
ci starebbe un futuro ancora
ci starebbe il futuro

ma ruvidamente spazzi via
germogli e case e luci e amore
lisci la pelle e te ne vai

*

ANNI ANNI – versione originale

hai indossato per anni la tua casa
e innaffiato per anni i tuoi ricordi
e negli anni strizzato la tua vita,
hai intessuto una pesante investitura
con liturgie imbecilli ed efficienti
mentre ognuno diventava una comparsa
dentro una farsa di dura cartapesta.

E non riesci a dedicarti la tua vita
né consolare il bimbo capriccioso
dei tuoi anni né prenderlo per mano,
ma è il momento che assaggi questo tempo
che ondeggia assieme alle processionarie,
che s’affina nella fila cieca delle scelte.

è il momento che assaggi le parole
per asportarvi catrame e recinzioni
e le riporti a un volo senza falchi
e doni loro due labbra senza nubi.

Allora vivere sarà scalciare di pazienza,
sarà irretire il ritmo aspro della calma
in un sentore di paglia e d’ammoniaca
dentro le braccia calde del tuo fiato.

*

VOCABOLARIO

quali sono le parole per questo cadere
di foglie e rami, per trascinarli a valle?
per questo rimboccarsi di luce così esigente?
succede da sempre, tanto vale definirlo ancora

parole antiche sono fluite
con la clorofilla
lo sbocciare nell’ombra
la frescura

sono passate con le carovane
le pelli
il sesso del dovere
la stanchezza impolverata dai fucili

sono rimaste come gli occhi
i tuoi
se ti soffermi sui miei piedi nudi
le tue dita picchetti d’una tenda tinta
contro la notte d’argento e d’ossa

quale vocabolario le contiene tutte?
e le salva

Fort Gibraltar, North Saint Boniface

*

non più io sono perché noi siamo, sarò
uno senza accanto
in questo scambiarci di abbracci
che scandisce gli addii
fate questo in memoria
per disciplinare il fato
e trattenere l’acqua per un dopo, soli,
nascosto tra le mani

e ciò non basta
alla ferita che contorce entrambi –
tendere all’uno
mentre l’uno non combacia

*

Ringraziamo la Samuele editore per i poeti suggeriti. I versi di quest’articolo sono tratti da Scripta non manent

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