Marco Vetrugno – Versi

Ricordi il letto del carcere?
Il riparo della coperta di pile
l’andamento delle nuvole
i tentativi di decifrazione
Ricordi i loro sguardi?
La volgarità esibita
nell’esaltazione del loro potere
i ricatti per farti cedere
le parole sussurrate
le parole
le ricordi le parole?

Le corse in auto
il pacco di oppiacei
nascosto nella biancheria colorata
i posti di blocco
curva dopo curva
treno dopo treno
le stazioni desolate
le salite vorticose di Perugia
le prospettive di Escher
i capovolgimenti
i ca/po/vol/gi/men/ti

Ricordi la manica della giacca
sporca di colore bordeaux?
Lei che camminava sempre scalza per casa
La vestizione della sposa
le menomazioni accuratamente rimodellate
e confezionate
le visioni distopiche
le visioni
la Lophora williamsii
gli acidi doppia goccia

Lo slancio della mano destra
la torsione del polso
le decifrazioni nella semantica di Artaud
le partiture di Schumann
le maschere miniate di Ensor
nascoste nelle tasche
i colli sinuosi del Parmigianino e Modì
le solitudini immortali di Hopper
tu che mi guardi e ti accarezzi
distesa sul nostro letto
tu riflessa nel Grande vetro di Duchamp
La sposa messa a nudo dai propri scapoli
la sublimazione
la sublimazione
tu persa nel Leopold Museum di Vienna
tu che mi tieni la mano
quando di notte i pensieri
mi prendono per la gola

Non rimane molto tempo
non rimane altro
non rimango
non rimango

Ricordi la camera mortuaria?
Le mattine che non riuscivi
ad alzarti dal letto
le scarpe sporche di vomito
le centinaia di nausee
la lotta nell’inerzia
il primo libro di Thierry Metz
i monologhi mutilati
l’intenzione che non hanno mai capito
che non hanno mai

Circondato da necrofagi e necrofili
capaci di celebrare solo
la poetica dei morti
ignorando le piaghe dei vivi
il movente
il movente

Ricordi la pressione dei denti sulla cintura?
I chilometri di carta stagnola
l’unicità di ogni clitoride baciato
i colori
li ricordi i colori?

Gli sguardi dei tuoi cani
le loro corse
le carezze
le ricordi le carezze?

L’ottusità degli operatori culturali superficiali
l’ottusità degli editori improvvisati
l’ottusità dei teatranti vanesi

dimentica la loro arroganza
dimenticali
dimenticali tutti

Non hai mai avuto scelta
neanche una
nessuna

La tirannia dell’istinto
la persecuzione midollare
la debolezza dei nervi
la debolezza

Eppure l’alba è sempre arrivata
segnando la fine di ogni notte
l’inizio dell’attesa

Ricordi quanto può essere lunga la notte?
Ricordi?

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