Gerardo Iandoli – Poesie da “Arrevuoto”

Cantierismo

Una finestra affaccia
e lo pneumatico martello rompe
l’asfalto, che si sbreccia
con passiva ferocia dell’essenza.
Un buco appare piano
e sotto disvela i tubi dell’acqua:
ma nulla sgorga più.
I contatori, però, rapidi girano
e il debito si gonfia
fino a esplodere in una comune colpa:
i rabdomanti scioperano
e la polizia li aggredisce
per mettergli il cappuccio
e così accecarli: farli comuni
e non più visionari.
La bolletta si sconta vivendo ancora,
anche se è secca la linfa:
la preghiera ci costringe a rimettere
i nostri cari debiti.
E allora tutti a faccia in terra, giù
con la bocca bloccata
in una posa da conato o fame
a riversare ogni liquido
lungo i canali ai cigli delle strade
così da risanare
le falde acquifere sotto il sigillo
della legge del bene.
Si resta come le firme sui fogli:
l’inchiostro invischia i nomi
e tutti si riduce a una palude.

*

Videogioco

È l’una di notte e nel locale si espande
l’umido alone del sonnambulismo:
una resistenza si spezza nella lampadina
come una gaia lucciola stroncata
dall’insetticida, guastato sperma.
Eppure, si continua a vedere la notte:
le viscere degli avventori splendono
perché sono taniche radioattive
e il continuare a ordinare da bere
diventa una questione di sopravvivenza.
Da fuori passa un poliziotto in bicicletta:
l’interno gli ricorda lo schermo di Pacman,
la gialla sfera che tutto fagocita.
Ma qui ci sono soltanto fantasmi
che aspettano la loro occasione
per essere contati nel punteggio
di un nuovo mattino, con altre regole
in cui giocare senza essere risucchiati.

*

20
Fenomenale

Sulla chat appare la scritta JHWH
e l’apparato fonatorio intona
un canto rovesciato
che irrompe tra le viscere pulsanti
pressando con le acute onde sonore
i tessuti viventi.
E intanto la bocca serrata resta:
arretra il senso, si arresta la voce
e la biologia trasmuta in un’eco
che si distilla in spirito ebbro di ore.
Ogni pronuncia è superflua allora,
ma nell’attimo della pace giunge
la soluzione:
il gatto si era accasciato ciccione
sulla tastiera, come un dio scocciato
dal rincorrere il proprio uomo di pezza,
e avevano preso vita le lettere
oltre la sua portata
e il suo interesse.

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