Amina Narimi – Poesie

Donne senza nome


Pronunciando il nome Mosè
dici l’ostetrico di tutte le Miriam
che lo hanno messo al mondo.
Dal grembo naturale al suo cestello
è vocazione il nome,
un compito preciso
la chiamata.
Guarda il soffio di Giosuè
che va in Gesù
e in tutte quelle donne, non chiamate,
degli Apostoli le apostole,
madri e testimoni della morte,
della sua deposizione, e chi risorge.
Chi non esiste è, un peso grando
se nell’acqua dell’amniotico rimane
il nome di Maria. Non altro quasi,
fino al vuoto della tomba.
E fosse solo questo basterebbe
il suo coraggio, a costo della vita,
nel domandare all’Angelo la via-
è forse un caso lei, la più ostinata,
la più ostinata scavatrice sulla torre,
chiamata di mattina con il nome,
nel luogo più preciso, di ““Maria!”?
Anche Rabbuni nella casa di Betania
si è commosso fino al pianto,
per chi ha fatto dei piedi una maestra,
dello scarto un tempio esatto
per accogliere il viandante con le orecchie-
così davanti al pozzo, per quella macchia nera,
qualcuno che non c’è,
che lo ha sposato.
Nessuno mangia più da quell’incontro
nessuno beve altro che l’amore.
In tutte queste donne e il loro peso
inzuppiamo la rayuela che ci resta,
col colore di chi avanza senza nome,
sciogliamo il viso nella donna cananea,
e il pane buono che trova nei frantumi,
col verdemare dei suoi occhi glauchi,
e la dramma, e chi la cerca con il lume,
col pigmento impercettibile, il magenta.
Con il rosso del tabù, l’emorroissa-
sfumando in bianco il tocco delle mani
mentre si fanno chiare sul mantello.
Col celeste dell’azzurro di Maria,
il primo figlio vero senza Abramo;
e con il giallo della fine, la perfetta,
in una macchia di sole abbacinante;
fra i dottori seduti ai primi seggi
c’è il suo cuore, e tutto ciò che ha,
una poesia.

*

Sul sentiero della carne che magenta


La luce indugia sul ventre delle pigne
fra il tenue del bagliore e la scintilla
nella ferita aperta. È la tua mano
che precedendo il giorno vola giù
fra i minerali, con le scie d’argento.
Nel fiato delle cose trasparenti
c’è dell’altro, che pur ferendo, medica
dalle morti piccolissime – i nascenti
con uno sguardo lento e prolungato
sul sentiero della carne che magenta-
se non distinguo più dall’aria il canto,
le mie ossa dal tuo anello
e il nostro viso.

*

Ogni coppia è un angelo


Eravamo due sorrisi
in una sola lana rossa –
benandanti i nostri piedi
sprofondati nella neve.
In quella pozza azzurra
tornavano a casa poche parole
sui capelli d’argento,
come antichi cervelli,
in silenzio.
Sulle mani tu avevi < il mio tacere porterà cinque fiori > ed io,
prima degli occhi < un bambino scriverà sulla lavagna ogni coppia è un angelo >

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