Paola Silvia Dolci – La stagione della caccia

eadem mutata resurgo*

nella stanza del dottore la bambina
cronicamente bisognosa
gioca

i.

litighiamo
hai sulle spalle una donna
facciamo l’amore tu in piedi con la donna sulle spalle
ed io seduta sul bordo del tavolo

ii.

avanziamo monetine pochissime parole
tocchi gli orli dei vestiti e delle lenzuola
raggomitolato, un serpente nel lago
rientri nella pelle

avrei voluto vivere in una casa circondata da cose tue

iii.

quando rimasi incinta mi resi conto che vivere era terribile

iv.

leggo ad alta voce ti svegli e ti muovi

a me passa la paura

v.

nella favola “Orlando”
la ragazza prende la bacchetta magica
poi afferra la testa della morta
e lascia cadere tre gocce di sangue per terra
una davanti al letto, una in cucina
e una sulle scale

ho le lacrime più dense del latte

vi.

al seno sinistro mi vengono messe due ali di farfalla poi di canarino di colomba di falco poi di aquila due grandi enormi ali nere di angelo

vii.

unghie, mostri, urla, strappi, sangue
amniocentesi, carnivoro, peridurale
coleostasi, sezione aurea
una fitta al costato
ogni velo uno strato
“Nessun tempo ha bisogno di noi”, scrive Antonella
è così ma questo tempo mi scava
come un guscio
mi svuota – ti riempie
(Non ti fidi di me.
È così evidente.)
ci fonde nel tuo pieno, nel mio niente

viii.

eravamo i bambini che nel buio
si facevano coraggio
imparavamo la voce diretta delle cose
un uovo insanguinato, latte, caldo
e calma

*

*risorgo uguale eppure diversa.

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