Matteo Galluzzo – Poesie

1–2 minuti

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Caro Giovanni ti vorrei dire
che ancora continua oggi, incessante,
il risanamento di cui scrivevi.
Non solo alla Vetra ma ora anche
all’Isola, Pasteur, a Lambrate.
Ti chiedevi tu se era questo il modo;
io invece non mi aspetto più nulla
da loro (quelli che buttano giù tutto
e lo rifanno con un nuovo nome)
e solo mi domando dove vanno
le persone di prima. Evaporano,
da un giorno all’altro, con l’aumento
del prezzo e dell’altezza delle case.
Il cambiamento,
dicono che non si possa farne a meno;
ma lo dicono solo quelli a cui conviene.
Gli altri si adeguano o spariscono,
che è poi lo stesso.

**

A questo punto, hai visto,
anche le parole si arrendono.
Spaventano gli spazi vuoti
del discorso; la penna ferma
ai margini del foglio
bianco che acceca l’alfabeto.
Resta il terrore di uno sguardo
gettato oltre i limiti del mondo
e del linguaggio.

**

un tremore senza freddo ci scuote
come il vento entrato nel pioppeto.
E tu pure, fermissima, sotto le coperte,
tremi internamente congiungendo
lo scorrere del sangue ad ogni battito.
È il nuovo anno e nulla è cambiato.
Facciamo ancora i conti con noi stessi
e con l’affitto a fine mese.
Questo tremare è allora il segno
di esistere nel tempo
nello sforzo di esserci, sapendo
che solo ciò che trema resiste.


Risposta

  1. Avatar Giuseppe Alfonso

    queste sono poesie? Questo si chiama “andare spesso a capo” di poetico c’è solo il volerlo essere

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