Salvatore Romano – Poesie da “La Spoon River dei migranti”

Lapide di Musad

Non feci in tempo. Non feci in tempo.
Ziyad scappava dalle bombe intelligenti
e io cercai di avvertirlo, senza riuscirci:


una d’esse, idiota dalla nascita,
gli sparpagliò le membra in quel campo senza fiori.
Ziyad non fece in tempo ad imprecare.
Una scheggia gli tolse le parole dalla gola
e lo rese muto per sempre.

*

Lapide di Maryam

Con Kareema giocavamo a fare le spose
e, in effetti, lo eravamo
anche se da pochi mesi.
Il cielo era vestito a giorno
anche se tutti sapevano che era notte.
Le stelle si confondevano con le luci abbaglianti
[delle esplosioni.
E questo è stato il nostro viaggio di nozze.

*

Lapide di Aisha

La mattina presto infornavo il pane
immediatamente dopo pulivo casa
fino a che il pianto di Radhiyaa
mi richiamava alla sua culla.
Dal mio seno la vita si trasferiva in lei
e subito dopo, con le sue manine,
giocavamo ed esploravamo il mondo.

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