Ilaria Grasso – Poesie da “Epica quotidiana”

Lasciare il segno nelle tracce che svaniscono: Ilaria Grasso chiama, con la voce dei poeti e dei lavoratori, il mondo a un ordine nuovo. Anche il canto è una fatica; una vicenda di tempo e di sudore. Epica quotidiana trova un posto nella voce alle figure che ogni giorno ci attraversano e, come spettri minori, svanendo ci oltrepassano. Il loro volto è qui un esercizio di memoria; un diario, oppure, dei nomi ormai in frantumi.

M. T.

*

A Vladimir Majakovskij

Dobbiamo imparare a pensare e avere coscienza di classe
tenere nervi saldi e alta la testa e dritta la schiena.

Dobbiamo esprimere con voce ferma le nostre ragioni.
Loro anche sono uomini e non solo padroni.

Dobbiamo convincerli che non esiste solo il mercato
premendogli sul cuore e avere acuti pensieri.

Non è più questo il tempo del lamento
e della liturgia della vittima sacrificale
e della stima dei costi e dei benefici
tra sovrastrutture ed economia reputazionale.

I muri sono crollati e forse anche tutto il novecento.

Dobbiamo aprire le parole e riempirle di azioni e significati
e mai usarle per sterile contrasto.

Non dobbiamo prestare il fianco a propaganda e repressioni.

Dobbiamo aprire le parole e lavorare, tutti assieme.
Con fierezza avanzare. E lavorare. Senza tregua,
lavorare.

*

Epica Quotidiana


Al mattino l’incrocio è un garbuglio
di monumenti e radiazioni.
Sveglia quanto basta per tenermi verticale
ho una giornata da mandare avanti
e tre semafori di una lentezza disarmante.
Quando scatta il verde attraverso il volume delle cuffie
per non sentire la gazzarra dei motori.
La metro gonfia mi passa tra le gambe.
L’asfalto trema sotto le mie piante
dove l’inverno mi bagno e l’estate mi infuoco
in compagnia di tanti dove sempre
per dovere o per fame sempre tocca ritornare.

*

Una lavoratrice


Voleva fare la modella ma rimase incinta
e ora lava le scale a nero nel condominio di un signore.
Di tanto in tanto fa la baby sitter
alla figlia dell’amministratore
e lui con la scusa dei soldi nel grembiule le cerca sempre
qualcosa tra le gambe.
Per fortuna la bambina piange spesso.

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