Celeste Zanzi – Poesie

Ravenna

Al risveglio continuano gli orrori
del lungo viaggio.
Perversioni santissime su
circonferenze non lucide
continuano il loro percorso,
appese a un filo.
Masse di organi infetti come
viagra per la solitudine
appestano il cuore del giocatore.
Ragazzi minatori guardano porno
e ridono davanti agli angeli della morte.
Sui muri sta scritto: la fine è vicina.
Candele per compleanni già finiti
fanno colare cera sul pavimento.
Preferirei sparire piuttosto che
continuare a guardarvi.

*

In fila

Qui. Lì. Ferma. Immobile.
Se trattieni il momento
(le sue parole devono essere
considerate verità in cristalli),
lo fai per allontanarlo.
Qui, ferma, aspetti che arrivi perché
(l’accuratezza è paradossale)
sai che non arriverà.
Lì, immobile, immagini il suo arrivo
e orchestri la perfetta successione di passi
che porterebbe (è così naturale) alla fuga.
Perché tu non sei qui, non sei ferma,
non sei lì e non sei nemmeno immobile,
ma in questo preciso istante sei anche qui,
ferma, lì, immobile.
Per proteggerti, per non arrivare mai ad una fine,
per non creare un inizio.
Una sorta di alterazione spazio-temporale che
non vi farà mai incontrare
(l’intuizione non è delle più brillanti,
l’intreccio si palesa a chiunque abbia voglia di guardare)
e ti rende immune a qualsiasi consuetudine mondana.

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