Raffaela Fazio – Poesie da “A grandezza naturale. 2008-2018”

Dopo millenni
ancora sabbia, ancora vetro:
cerchiamo il metro, la giusta misura
come se al centro
non fosse il desiderio
la strozzatura
che inverte il tempo
e irrisolto lo rinnova.

*


Ma il corpo?
Nullatenente, è sempre fuori posto.
Non ha coerenza né confini o validi argomenti.
E ciò che sa lo tace, perché non ha mai prove.
Neanche se scorge un’ombra
seducente e lieve
infilarsi dalla postierla
cercare l’anima
fingersi fuoco per averla.

*


Controluce

La vita appare
a grandezza naturale
se emerge il Fuoriposto e si fa ingombro
come macchia scura contro il sole:
risuscita i contorni
nascosti fino allora
nella dismisura della luce
(cresce la forza
grazie all’espansione
di ciò che all’improvviso la confina)
e nel momento in cui
fa quasi male
ci libera la vista sul reale.

*


Ogni storia ha un tesoro
sotterrato nel giardino
come un corpicino di usignolo.
A quel canto interrotto
la notte presta ascolto
anche se la terra
è un negarsi di memoria
e di sostrato.

Non c’è amore
– mi si dice –
che è sprecato.

*


Il paradosso

Essere un niente, un soffio
eppure esserlo
a ogni costo.

Per lascito
un’accordatura che invoglia
alla prova.
Ad altri
riesce meglio la nota, la vita

ma non c’è delega
in questo:
cadere, rialzarsi
scrollare il basto
e soprattutto amare
scordare il resto.

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