Viviana Viviani – Poesie

Il mendicante ha un dobermann

Il mendicante ha un dobermann,
mi guarda mentre dorme
cammino più veloce
sulla strada dell’ufficio.

La collega lavora bene
tra le gambe del direttore,
avrà un contratto migliore
io più lavoro arretrato.

Lui dice che non mi ama
ne ha una più felice
ma cedo alle sue urgenze
quando è stanco di allegria.

La mia amica è buona
mi odia se non piango
per chi annega e brucia
nel TG del pomeriggio.

Il mendicante è un dobermann,
se solo mi avvicino
mi sbrana di pietà.

Un euro a un lavavetri
colpo di straccio al cuore
pulisce anche le colpe
di cui sono innocente.

*

Nelle case di riposo

Nelle case di riposo
non si riposa mai,
c’è sempre tanto da fare
nelle case di riposo,
a toglier le ciabatte
poi rimetterle
e toglierle ancora
e contare le dita
molte volte ogni giorno
che qualcuna non scappi
o non si nasconda.
Poi giocare a carte
senza troppe regole,
percorrere gli orli,
piegare i fazzoletti,
scucire i ricordi
e urlare tutti “mamma”
fino a che un giorno
una voce risponderà.

*

Differenza d’età

Se potessi un’ultima volta
rannicchiarmi nelle tue rughe
da satiro e da padre
ti direi che non sei mai
stato vecchio, ma grande
abbastanza per contenermi
e chiamarmi per sempre ragazza.

*

Non mandarmi il tuo c@zzo in chat

Non mandarmi il tuo cazzo in chat
che ancora non ho navigato
le lunghe vene delle tue braccia
né attraversato fiumi
camminando sulle tue vertebre.
Non ho sovrapposto le impronte digitali
per vedere se si assomigliano
e nemmeno disegnato ghirigori
tra le nocche delle tue mani.

Non ho contato una ad una
le tue ciglia nel sonno
o soffiato parole audaci
nel labirinto delle tue orecchie.

Non ho ancora cercato l’orsa maggiore
tra le costellazioni dei tuoi nei
né dato un nome a quelle senza nome
sulla volta della tua schiena.

Non conosco le risse
dietro le tue cicatrici
e non so se odori più di bosco
di biblioteca o di autogrill.

Non mandarmi il tuo cazzo in chat
o finirà tra i tanti cazzi senza storia
che vivono nelle chat
spade di pixel sguainate nel nulla
non voglio sapere la sua solitudine
prima di conoscere la tua.

*

Se mi ami sopravvalutami

Se mi ami sopravvalutami
non cadere nell’inganno
di amarmi per quello che sono
sono stanca di faticare
di dovermi sempre impegnare
tu indossami senza provarmi
comprami senza garanzia
se mi ami sopravvalutami
sii bello e condannato
un premio estratto a sorte
un dono immeritato.

*

Gregor non si fa prendere

Stasera c’è festa
nella nostra vecchia casa
con invitati stirati di fresco
che bevono finti alcolici.
Parlano di fisco e stelle
tutti a misurarsi
e fare drammi in soldi, in anni,
in chilogrammi.
Io bevo acqua passata
e mordo un po’ di polvere
guardando sul soffitto
il ragno cui desti un nome;
dicevi: «mai uccidere un ragno»
li portavi fuori con delicatezza
ma Gregor non si fa prendere
e non so ancora perché
chiamavi amore una bugia
e davi ai ragni
nomi di scarafaggi.
Gli invitati se ne vanno
uno a uno due a due.
Solo Gregor rimane;
non lo vedo ma so
che lo ritroverò sulla carta igienica
o dietro al quadro di tua madre.
La casa ora è vuota;
esco sul balcone
faccio bolle di sapone
e una
diventa la luna.

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