Francesco Aprile – Poesie da “La forma dei rami”

rapidi discreti felici feroci indagano allegano consegnano
si muovono incedono fremono, rapidi consegnano. solo consegnano.
ma qui una volta erano foglie, ghiande, cortecce, ora allegano
rapidi sapidi felici feroci indagano consegnano. solo consegnano.
ma qui erano foglie, cortecce e pietre pietre e pietre. ma qui
erano pietre e profili di fronde d’argento. ma qui sono mattoni
e cemento e pietre e pietre e pietre. ma qui erano tamburi e
sciamani che danzano, che danzano che danzano. fu questa la più
grande strage di profili d’argento, fu questa la più grande strage
che profili non nuvole, ma corpi pieghe cortecce rane e pietre
che non nuvole, ma danze e tamburi che sfregano, che sfregano.
fu questa la più grande strage che cortecce e profili di fronde
d’argento che degli sciamani non si potè contare il numero.

*

fu la più grande strage di sciamani e profili di fronde d’argento.
ma qui erano le guglie, le torce le maglie le biffe le bizze, ma
qui erano, qui, le bifore, le pietre arcute, le rose metalliche,
il pastore, la sua vastità: imputato: ateo bestemmiatore: santo:
di quei santi con il sale alla bocca e gli occhi già tutti fuori,
nel vivere. fu la più grande strage di piedi recisi caduti a piombo
senza il volo, fu la più grande strage di mani troncate col burro,
di santi e palazzi di là del salmastro, fu la più strage del grande
archivio di fronde dei profili d’argento. sono stato foglia, prima
del ramo spezzato: corteccia, prima dello sciamano assassinato:
attiguo a casa sua: la più grande strage di sciamani e profili
di fronde d’argento. ma qui erano le guglie, le foglie, le foglie:
le foglie. prima del corpo assassinato.

*

ma qui erano le guglie, le piogge improvvise, vedi, cade, escono
le rane, i fiori, le lumache, la strada è verde, le guglie brillano
d’argento, brillavano soltanto. se non fosse un albero avrebbe
l’aureola e le piume dorate, sarebbe luce, senza forma.
brillavano. soltanto.

*

ma qui erano luci, sfolgorìo, danza. con rissore ascetico, credevano,
cadevano, con rissore sfolgorante che…oh ma che cura, che scusa
per le piante, fosse stato un santo non avrebbe illuminato d’argento
il fondo. senza forma, soltanto.

*

quando smagra, lo sciamano sbellica la forma, con rissore, sempre, di chi
ama del gesto l’eccedenza. ma qui era il rissore, l’audacia, la pioggia,
vedi le rane, le lumache, le strade verdi. se non fosse un santo, avrebbe
il corpo d’argento, al sole. se non fosse un santo ne avremmo fatto legna,
per l’inverno. pietra dopo pietra, lo sciamano considera lo scibile e
rifiuta l’asilo alla parola. ma qui erano pietre gialle, docili, ma qui
erano pietre bianche, durabili cascate di cotone, di stagno, verdi di
rane, di pioggia, ancora da spaccare. ma qui erano santuari dell’ignoto.
fosse stato un albero, avrebbe avuto dominio della forma. senza parola.

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