Giulio Antonio Crivelli – Poesie

Traducendo San Juan de la Cruz

Non rimane che una gelida spada
a cingere questa cavità impura
per occhi e orecchie trafitte, tortura
d’ingoiare il silenzio, il nulla, il nada!

Traducilo col vuoto ovunque vada
tu nella tua bianchezza – pietra dura
dal cielo, muto grido di paura
spezza bocche fulminate nella rada

sottile materia di poesia –
qui, principio di rime e strofe, suona
quell’intatto colore già dissolto

in una luce calma ma non mia.
Sconfitta mano, mano che riunisce
ciottoli o tenebre – cupa padrona, poesia.

*

Bambina

Come il furioso splendore confonde
questo volto insignificante e non
sappiamo se dal quarzo bruciato un richiamo
in questo momento si tracci in rare

braci sull’acqua. Divampano fertili
cime fiorite lo scatto del ramo
macchiato di sangue e dentro gli incerti
semi dal vento coperti io t’amo

luce – vomito. L’infinita perdita
dentro la pozzanghera del cuore,
nel ventre d’ansia, nell’invocazione,

il tuo sangue dà alla trasfusione
la crudeltà delle vespe, il candore
di un niente immobile, questo tu eri.

*

Rerum Principia

La parola mi sfiora, ma la cosa
mi sfianca per troppa fatica, cosa
è la parola? Una forma di rosa
l’avrà il mondo? Il comunicare irosa-

mente il dire, la temperata notte
dal fiato alla distanza, dall’occipite
al filo dello scrivere, sedotte
antiche rime forzano il bicipite.

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