Letizia Polini – Poesie da “Marginale”

Lo scatto all’entrata del buio murato
scolpiva una tana nel fianco.
Sviare abbracci circondariali
di notte.
La quiete visitava uno alla volta.
Non so del primo crollo
o stacco vitale.
So che al mattino
il blu soffiava le piaghe
velava le punte
sapeva riaccomodare.

*

Sentirsi tentennare
un bicchiere che traballa
la mano che s’arresta
se l’altro non ricorda
un inizio piccolo
l’inciampo sulla soglia della folla
il rossore da grandi sulla faccia
la parola vera che barcolla
e sbilenca resta
poi sviene nel buio della bocca.

*

Incespicando su fiori spalancati
giù, dove l’universo diventa più spesso
pungere sorvolare
e accasciarsi
come l’ape al posarsi
inghiottirti per diventare qualcosa
e col sole seccare.

*

N.


Rovesciato su una sedia con le ruote,
mano ad uncino e orecchio in spalla,
al tuo turno prepararti è spalancarti.
Sistemi la parola nella bocca
forzi l’iniziale mai puntuale
ma poi la lingua s’avvita.
Solo al non guardarti
al non domandarti
il verbo ti è mansueto
e l’ occhio s’apre,
allora sorridi
se le parole restano
ciò che hanno promesso.

*

La tua traccia è accucciata tra le pieghe
fa sapiente la stoffa dell’ultimo gesto
dove si affossa il giorno
con fossili orizzontali,
si sparpagliano lì gli organi
e solenne funziona la porta
cede schegge
incoronano la pancia
le pupille poggiate
sulla schiena oltre la soglia
quando ancora l’aria è calda.

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