Frank Iodice – Poesie da “Nel coro dei cani sporchi”

III 

La luce che muore sulla carta, si è spenta
tutto è blu e celeste e bianco e triste 
gli occhi, le labbra avvolte nella placenta 
la puzza della zuppa di prugne e menta 

la fragilità dell’odore che viene dalle
case sul fiume che straripa dalle staccionate 
in fondo ai pozzi e alle campagne, verdi e rase
o alle paludi di fango e miele avvelenate 

provi a combattere la tua strega, a farla
amica ma lei ti tocca e ti sporca il collo e la
faccia ti affonda le unghie dentro le dita 
tu la odi, la ami, l’accarezzi mentre ti
bacia prima che questa canzone sia finita 

Il canto dell’allodola addormentata è lungo è
un suono ardito che sfugge al suo schiamazzo
e sotto le foglie nasce già l’ultimo fungo 
che mangia il bambino libero per non diventare pazzo

*

XXII 

Questa giostra perfetta, senza vie d’uscita la
storia finita, la carta fedele e piena di ricordi 


il miele delle api bianche 
anche la foresta sa quello che accadrà 
questa mano che scorre, che mi porta via 

l’odore del lampione, giallo, infinito 
che corre lungo il fiume di ottone 
il dito, lo struscio lento delle scarpe 

dei piedi tristi che mi porto appresso 
il sesso, infilarti dentro le parole 
cercare la saliva nelle nostre gole, ridere, disperato 

ed è pieno l’ultimo quaderno 
l’inferno 

Da buon marinaio 
un paio di bicchieri sapranno cosa
fare un mare pieno di fuoco 
il gioco del pesce vivo sulle casse 
le rimesse bagnate d’acqua salata 
la giornata finisce col finire del pensiero

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