Davide Galipò – Poesie da “Istruzioni alla rivolta”

Alzate lo sguardo, dunque:
si aprano le porte, si aprano le danze.

UN’ALTRA FORMA, LA STESSA ONDA 

Stanotte i fuochi parlano chiaro: 
non c’è orizzonte possibile oltre le stelle. 

Il problema non siamo noi 
né la nostra maniera d’amare 
ma il modo abominevole di vivere
di piccolezze e frivolezze, 
pezzetti di stomaco ricuciti a
dovere su giacche sdrucite, 
pantaloni scuri all’orlo, 
pozzanghere di vomito 
e arcobaleni dipinti 
che sembrano insegne, 
in questo vento che soffiando sferza 
il principio della voce, 
in questo mondo sì artefatto  
da non permettere, persino 
nulla di vero 
profondo 
umano. 

Ora mi adopererò a dovere 
per narrarvi un altro sogno: 

fiumi in piena 
di gente che ragiona, 
cervello che respira,  
eclissi di sole in nuce. 

Ho visto occhi più profondi 
di certi inaccessibili abissi  
– ne ho visti altri più duri e chiusi
di certe imposte detestabili. 

Qualcosa rimane nel fluire del
pensiero: resta ancorato sulla sponda 
delle nostre ramificate esistenze, dalla
decomposizione all’imprevedibile

Come noi, risalgono il fiume 
per arrivare a morte certa,
eppure non cambiano rotta i
salmoni: 

i loro corpi riemergono nella
mattanza, non si oppongono al loro
destino, non scelgono alcuna salvezza,
vanno controcorrente perché si deve.

*

SOLO I POETI 

Ciò che intendo e vedo, oh miei coetanei, è
che non c’è verso, invero, di farci apparire
più che cinici speronatori d’assalto: l’afflato
duplice, che incarna il vuoto, l’alito saturo
di alcolemiche essenze: eppure è sopito il
sentimento d’un coccodrillo, sedato il suo
amore per i figli dei figli, divorati  – ogni
tanto, poi, piange – e noi con lui. 

La natura si sveglia: come si fa a
godere con la consapevolezza della
morte? Ci si stringe forte. Ci si agguanta 
al cancello. Si supera tutto. 
Si allenta il freno. Così, rifioriti, 
stirarsi come petali – gli steli  
rigonfi di liquore e la corolla  
densa d’un cuore gramo;  
io ti spogliavo, tu mi dicevi:  
“Solo i poeti, solo i poeti sono”.

*

RIVELAZIONE


Un fiore nero nasce dalla bocca di un
cadavere, squisito requisito di conflitti antichi e
cenere; ha labbra ricucite e terra nei polmoni:
inermi i nostri termini, di fronte questa morte.


Ma nuove voci e luci hanno spiccato il volo:
Adesso tocca a voi! – il vento sembra urlare,
mentre il madido pensiero cresce,
inarrestabile, puntando dalle nuvole a vette
ancor più alte.


Rischiara la città il tuono
dall’oscuro: ABOLIAMO IL
PUBBLICO!
ABOLIAMO L’ARTE!


Già sento il flusso dirompente di nuove
forme e galassie sconosciute venire alla luce,
rapite dal suono dell’araldico richiamo, che
come ritmo avanza – sempre più vicino.


Lingue serpeggianti in cerca
dell’ago tracciano la trama del
riluttante velo, ma giovani ardori
taglieranno il filo
e i corpi, discinti, si uniranno in seno.


Crollando i palazzi e alzandosi le folle, si
formeranno cumuli di teste per aria, non
più palloni aero-statici gonfi d’ovvio, ma
carichi macigni pronti a ribaltarsi.


L’accadimento balzerà alle cronache come
picco più alto d’un attacco epilettico,
“baluginante, incontrollabile esplosione
dovuta” – diranno – “a commozione
generale”.


Ma ciò che avrete appreso potrete raccontarlo,
in attesa della prossima, gelante rivelazione.


Alzate lo sguardo, dunque:
si aprano le porte, si aprano le danze.

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