Guglielmo Aprile – Poesie da “Il giardiniere cieco”

Itticoltura


Le vasche sono periodicamente
drenate dai resti solidi, tanta
l’acqua che viene immessa
quanta quella che esce dai bocchettoni;


i surgelati finiranno tutti
in confezioni di polistirolo:
uno scaglione dopo l’altro, attendono
che la produzione compia il suo ciclo.


Solo la nenia del rullo che scorre
indifferente sui cingoli oliati.

*

Grande circolo


L’autobus numero 12 passa
all’ora esatta in cui da un’altra parte
qualcuno pensa ai leoni di Ninive
e si accomoda sulla sedia elettrica;


“è vietato parlare al conducente”,
ammonisce una improvvisata Delfi
davanti alle drogherie ancora chiuse.
Quanti, nelle ultime ventiquattro ore,


hanno sbagliato un calcolo,
hanno scambiato per la propria madre
una intervistata al tg delle otto,
hanno espresso a voce alta
apprezzamenti coloriti e audaci
per una collezione di parrucche
e orpelli vari dietro una vetrina,
hanno abusato di superlativi.

*

Facce nude


Parliamo in senso contrario
alla marcia della pioggia sulle strade,
somigliamo a chi il sabato lo passa a pascolare
in qualche grande centro commerciale
e pondera con aria disinvolta
le ultime offerte in saldo, ma si aggrappa
ai sostegni con tutte e due le mani
mentre la scala mobile lo porta.


Tra sette mesi è di nuovo Natale;
riflessi in una vetrina vediamo
non più il volto che credevamo nostro
ma i resti sfracellati di un biplano
dopo l’amplesso con la montagna, al suo posto.

*

Del tutto andato


Bussi ogni giorno allo stesso citofono,
e inizi a trovare irritante
il cambio di pettinatura della commessa;
non ti vanno più i vecchi abiti,
la convivenza forzata moltiplica
crolli nervosi e battute poco felici.


Il vecchio pugile non c’è più con la testa,
non è autonomo nemmeno
per scaldarsi una pastasciutta o cambiarsi i calzini,
dice che martedì non partivano treni
e ha visto la luna.

*

Epitaffio


Morire è scrivere l’ultimo verso,
l’ultima parola in fondo alla pagina
conclusiva, di un best-seller
mancato:
un romanzo senza pretese, senza
un solo protagonista, una trama
riconoscibile, una qualsivoglia
traccia di contenuto. In copertina
il nome riporta perfino un certo
svarione ortografico, dall’effetto
di involontaria parodia – anche se
nessuno, c’è da crederci, finora
se n’è accorto, né mai ci farà caso.

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