Emiliano Peguiron – Poesie

Trinciati

Siamo stati trinciati come tabacco
e confezionati in bustine colorate che fanno male:
scritte di sofferenza, malattia, morte
ma ci comprano lo stesso.
Pollici pressano sul filtro,
ci modellano nella nostra fragile
abitazione di carta sottile, sottilissima
come certe lingue che ci chiudono.
Non possiamo più uscire,
saltati da una prigione all’altra,
posizionati tra le labbra più varie
e denti dritti, storti, con o senza carie.

Eccola la fiaccola pronta a mandarci in fumo.
Aspetta un momento, un momento soltanto
giusto il tempo di decidere
se questa è la fine o l’inizio della cenere.

*

Goccia

Sono morta molteplici giorni,
rinata altrettante notti.
Su foglie sono discesa
e schiantata in terra
ho ceduto al peso
della vita dell’acqua.
Mi sono fatta seme,
poi pianta, albero.
Con altre gemelle,
ci siamo fatte foresta.

Nel vaso l’ultima
ha straripato
liberandoci dalle estremità.

Durante la nostra caduta dal cielo,
scrosciando:
senza ognuna di noi
non ci sarebbe evasione.

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