Francesco Randazzo – Poesie da “Itaca deserta ruggine”

Sventolano dappertutto brandelli di tela,
riconosco la mano di Penelope, tessitura fitta,
strappi larghi e rabbiosi, colori forti, sbiaditi.
Sembrano le bandiere del mio naufragio,
schioccano secchi contro i pali rugginosi,
mi rimproverano urlando: – Troppo tardi! Troppo
[tardi!
Eppure sono qui, penso, sono qui, finalmente.
Ma dove sono veramente? È questa Itaca?
La mia isola artificiale si sgretola al tocco della
[mano,
e la speranza è diventata polverosa morte.
[Nessuno.
Un pescecane ha spezzato i suoi denti
sulla mia coscienza, morendo esausto.

*

Ho vagato su mari e terre, in fuga e ricerca,
forsennato, egoista, scaltrissimo vigliacco,
perché tutto della vita mi spaventava, ero,
sono, sarò, sempre, come quel punto che si muove,
forsennato, infinitamente piccolo, spinto, sparato
a velocità supersonica da scienziati che si credono
[Dei,
in un accelleratore di particelle, fino all’ultimo
[schianto,
ineluttabile, che si conclude nella scoperta del
[fallimento,
con l’ansia di trovare esigui frammenti
[infinitesimali,
che possano dare un senso e una spiegazione
[all’esistenza.


Non c’è forse nient’altro che giustifichi la vita,
se non la spinta stessa e il pulsare, senza meta,
sapendo, in ogni cellula, in ogni atomo di sé,
che tutto il mondo non è che un grano di polvere,
soffiato da un Dio indifferente, che ci ignora.

*

Nel frastuono del mare che si frange sul metallo,
coperto da miriadi di gocce d’acqua spumeggiante,
tra i mille cigolii della piattaforma abbandonata,
fra i brividi del corpo e i sussulti dell’essiccato
[spirito,
mi sembra di sentire gli ululati di Argo, amico mio,
cane fedele, giocoso compagno di giorni bambini.
Oh, quanto quanto quanto quanto quanto tu solo,
hai avuto per me in serbo un bene smisurato,
senza mai nulla chiedere, nulla ricevere, niente
che non fosse altro che pura dedizione, fedeltà
assoluta. Ululati di gioia, abbaiare di guardia,
guaiti di malinconia, e quell’ansimare ritmato
che mi seguiva ovunque, come un’umilissima
divinità animale, a proteggermi sempre, sempre.


Mi copro le orecchie con le mani, è troppo,
troppo, per un vecchio scemo, rivivere, sentire,
tutta la purezza perduta, Argo mio, perduta
nel mare della mia insulsa indifferenza.

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