Arianna Vartolo – Poesie

Tutte le notti è uno sfebbrare 
insonne di vissuti e di abiti

troppo stretti: tra merletti di un intimo
ricamato e intimità lise;

è tosse che – crisi – divide dentro
e fuori a convulsione. Ultimo

segno di purificazione il corpo
lascia sul cuscino bianco e le

coperte gualcite: umido 
di sudore; umido di umore.

*

Un corpo a corpo, della lotta è un corpo
quello che compromesso rimane
nella debole sua esistenza; in qualche
forma di resistenza, giunta – come mani
in preghiera – al suo punto ultimo
di contatto, si volta di schiena
a mostrare la nuca nuda
e ossee verità. Farne lettura
estrema, da destra verso sinistra – verso
per verso – sarà la nostra
unica possibilità di riscatto.

*

Scopri vivere nella mia carne
ferite come quelle
fatte con i fogli di carta: a darne

sapore il sangue, ancora
(per) poco. Sai calcolarne misura
e peso e fondo, ma ora

– solo ora – hai imparato da dove leggere.

*

Quel che fatto a mano di me rimane
in luogo di qualche memoria,
si conserva intatto in un corpo nudo

di ogni cosa; in forma di storia
senza fine che sia stata scritta
ancora. E così a contatto

con la carne, in un intarsio di senso
e di scoperta, trova seme
e terra che sempre gli sia nuova.

*

Abitare una nuda proprietà
per una vita – intera o a metà ha poca
importanza – lascia un segno
di appartenenza; eppure il limite
tra forma di dimora e sostanza di viaggio
non è chiaro. Ciò che certo rimane
è il durare della distanza, di un testimone
passato – senza traccia di martirio.

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