Maria Teresa Giustozzi – Poesie

Poteva accadere in maggio

Poteva accadere in maggio
di andare di notte per boschi
dove una volta sorse un suono
di siringa, come una voce sorridente
 
Bianco era il suolo nel notturno restituito
al silenzio, bianchi grappoli di fiori di acacia
 
Allora, l’amore non era altro
che invenzione di un’immagine,
e melodia che descriveva
il numero dei miei passi e il loro disegno,
per gradi infiniti di bellezza.

Ricordo la casa che sfioriva


 
Ricordo la casa che sfioriva nel giardino di alberi alti,
   tra l’alto profumo di mentuccia selvatica.
Le pietre affondavano quietamente nella terra che li nutriva
   e con essi frutti e profumi e piante, e una bolla leggera
   come un respiro che animava le cose, e resisteva al peso della terra
   e del cielo insieme, luminosa come una stella.
 
In un posto poco lontano ancora adesso ci sono una quercia
    e vecchi alberi, i resti di un filare di vite che strisciano al suolo.
Tra le pietre cadute riparano rospi e scoiattoli.
Il torrente scorre forte e le acque scure scompaiono sotto la collina,
     nei resti intatti del bosco, in mezzo alla campagna.
 
Mio nonno e altri con lui avevano lavorato quella terra fatta d’argilla.
Mi resta il loro ricordo, e poche impronte
     lasciate dai piccoli piedi di mio figlio. 
Mi restano ricordi di sogni
     di cui non so decifrare le apparenze.
 
Ora desidero che i miei giorni siano come segni impressi nella terra,
      e avrò cura di ogni solco tracciato,
      perché sia infine perfetto il suo disegno,
      come nel cielo il giro degli astri.

Ipazia


 
Potrei dire e dire ancora, anche fino a tardi.
Sarà passata da tempo la sera,
e le prime gocce di pioggia cadranno ancora una volta,
prima della partenza del treno. Parlerò ancora e ancora,
sempre senza ferirti con un dolore fuori di misura.
Hai visto anche tu, non è difficile.                       
Stasera mi hai insegnato cosa sia la ragione più alta,
e questo fuori da ogni ironia, lontano da ogni dubbio.
Continuavo a fissare le querce che crescono sulla collina,
e temevo ad ogni soffio di vento.
Molte cose mi spaventano, lo confesso,
così come le superstizioni degli antichi,
a proposito dell’invidia che viene dagli dèi.                                                                            
Supponiamo che possano avverarsi quei miracoli,
che le montagne possano muoversi,
e tutto quello che abbiamo detto.
Ti prego, non tradire i miei segreti, la mia pura verità.
Io ho promesso, faremo la cosa migliore che abbiamo mai fatto,
nel modo migliore che possiamo.
Da parte mia, avrò il coraggio di chiudere i miei occhi ancora,
ma solo per immaginare il disegno conforme all’idea più bella
e più buona. Doneremo alla sostanza questo disegno,
infonderemo alle cose il ritmo che abbiamo ascoltato tante volte,
nel corso di molte lune.
Mi stringo attorno alla tua voce, come ad un riparo.
Sappiamo entrambi che non mancherà la morte.
Questo è il nostro segreto migliore e più profondo.
Lo specchio è lucido, e io posso vedere bene il segno portato dal fuoco.
Voglio capire, voglio osservare la linea descritta da quella fiamma.
Adesso io torno a casa. Penserò a tutto questo, rifletterò con attenzione
e poi tutto mi sembrerà diverso, tornando, anche il timbro della voce
che proveniva dalla scena del teatro di Dioniso
e l’eco che diffondeva, da Eleusi a Siracusa.

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