Claudia Zironi – Not bad

a cura di Beatrice Orsini

stavo sopra
in un lento e profondo respirare, è bellissimo dicevo
a lui che non mi dava la bocca e diceva a me piace
così, tienilo stretto, serbalo, usalo per te
se puoi – forse senza ragione io mentivo – poi
cosa ci trovi in me? mi ha chiesto.
cosa non ci trovi in me? ho risposto.
finalmente abbiamo taciuto e non era il giorno
della fine del mondo: senza toccarmi
si è rivestito in fretta e se n’è andato.

*

sarebbe bello ricominciare, io e te
ma proprio dall’inizio, da prima che
da prima dei se, da prima
che le foglie di due anni fa cadessero e
si disfacessero in un fango dorato che fa da specchio
ai pochi uccelli rimasti dalla migrazione, da prima
che non ci conoscessimo e non sapessimo che non ci saremmo
amati, da prima che il tuo amico ti lasciasse solo
una sera in cui avevi proprio bisogno di farti una bevuta al pub
da prima che io nascessi, che fossi concepita, che fossi solo
immaginata, da prima che nascessi tu, come una promessa
di eterna estate, da prima che le api e che il miele e che i fiori
da prima che i vulcani soli
abitassero il pianeta, da prima che dal caos
emergesse la luce. sarebbe bello ricominciare
immaginarci differenti, sorridere al pensiero
di vederci, di nulla chiedere e insieme andare
verso un quieto viale del parco a cercare
le nate margherite.

*

da domani ricominceremo a sprecare vita
a svendere anni come fossero tutti
per noi, quelli di chi è stato e quelli
di chi verrà. da domani non ci riconosceremo
come umani: macchine, automi, calcolatori.
parleremo di sogni, forse, ma senza crederci
davvero, vedremo solo un lato della luna. l’ipotesi
non sarà più verosimile – e più – della conquista
di una libertà non data. non ci ameremo e
non ci odieremo, solo resterà questo senso
del condizionale passato, tempo andato
in un viaggio estivo di cicogne barocche e luci
impermanenti.

*

mentre Venezia era sott’acqua noi
avevamo ancora ordinari pensieri d’amore
percorrevamo le strade senza ombrello
come se la pioggia fosse il bene, guardavamo
il cielo come se fosse tutto normale
pensavamo che la storia non sarebbe cambiata
soffrivamo e ridevamo, non avremmo voluto
essere altrove, dove ci fosse memoria.
la fine del mondo, in fondo, non ci riguardava.

*

quando nessuno ti aspetta, puoi fermarti
in un giardino, di notte, a guardare le stelle.
e ti consola, questa bizzarra primavera
di gennaio.


Questi versi sono tratti da Not bad (2019 – 2020) (Arcipelago Itaca, 2020)

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