Gianmarco Parodi | Poesie

a cura di Gianni Ruscio


Gli alberi
come cose
sante,
sull’attenti
senza orari
in un tempo
solo loro.

*

Chiamami,
luna cuneata di squame,
astuccio intrecciato sul dorso,
chiamami a proteggerti le ali ramate
o dorate ma chiamami di notte,
e mi trasformerò nel chi vuoi.
Adoro le sveglie, le chiavi che tintinnano
e se mi chiami saprò farmi anche treno
volante o sottomarino o supersonico
gioiello da farti pervenire tra le mani
un circo di petali in fiamme
da durare tutta la notte.

*

Abbiamo allenato
ogni sorta di durezza
e ora tutte le forme
ci coincidono.
Un pollice sopra l’altro
nel momento del riposo,
lo zampillo esatto
di un rubinetto,
impastare un pane piatto,
contenere il mare
con una linea netta.
Non saremo mai stanchi
di costruirci intorno,
arginare, operare sommersi
come esseri incomprensibili.
Ora, nel momento in cui
è la soglia di un portone
il vero confine,
noi siamo sempre al sicuro,
dentro le nostre stanze.

*

Vieni, inginocchiati qui,
da Sant’Anna ci guardiamo
la città che cola infuocata
nel velluto nero di spuma.
Fai silenzio perché dopo,
polverizzato e soffiato laggiù al largo
sotto le chiatte, arriva il blu chiaro
e si spalma sereno.

Goditi il battito che rallenta
il respiro che cerca un varco
coi piedi stanchi di fine giornata.
Non c’è luogo come questo
e in questo e per questo
ci si raduna
innamorati e distrutti
a farsi bagni di cielo
in qualsiasi stagione.

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