Ivonne Mussoni | Sirene

proposta della redazione
da Sirene (Perrone, 2021)


Per la tua, la vostra noia terrestre
sono emersa dall’acqua.
Perché non sapete restare di faccia all’abisso
e scappate e seguite la mia voce voragine.
Legge naturale è smarrirsi
per vostra profonda natura
sentite il richiamo
dell’essere persi per sempre.
Perderò la mia voce
per potervi tenere come il più grande dei segreti.
Solo guardarmi negli occhi è ritornare
nell’esatto luogo dove
per la prima volta e senza fine
avete smarrito la rotta
e siete davvero, per poco, esistiti.

*

Non si esce sempre indenni dal passato,
e il dolore nostro è quello accolto
dalla prima stirpe umana,
da chi diede nome all’ombra, all’acqua, agli animali
per parlarne senza aver bisogno di indicarli,
così si fa la vita ed il tormento,
in questo voler dire ciò che manca.

*

C’è una prima colpa nel perdere
la propria giovinezza,
quella colpa per sempre ci somiglia.
È tutto un ripetersi il resto
da lì si lascia andare ogni cosa,
le gambe, le mani
tranne la voce più forte di prima
per dire, alla fine, perdono,
chi siamo.

*

La seconda colpa
è volere l’innocenza delle bestie.
Ambire alle ali, a uno sguardo rapace,
capace di vedere lontano, attraverso
ma non abbastanza
non nel punto più in basso.

*

La terza colpa è abituarsi della prima,
rifarla ancora e ancora,
fino a perdere le ali e avere solo piume
inadatte al volo, alle bufere.

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