Carlo Giacobbi | Erbe d’esilio

a cura di

Lorenzo Pataro

1–2 minuti

|

da Erbe d’esilio (peQuod, 2024)
fotografia di Cinzia Baldacci






Fu che le dita presero a tremare; fu la nube
a montare pesta da lontano; fu che ti dissero di valere
il buco del soldo; pupille dal fondo


*

Accadrà, dici. Gli orchestrali chiuderanno
gli spartiti; non una biscroma in più del resto
da leggere. Qualcuno alzerà un saluto

*

La lancetta prese a sbucciare il medesimo secondo
e t’avvedesti il tempo fosse null’altro
se non qualità del sentire, menzogna della misura



*

e poi mutare, in un calarsi di farfalle nere.
T’avvedi, che seppure l’andato possa dirsi fatto
non è poi così dissimile dall’avvenire



*

da dover fingere d’altri – cinte al corpo –
le tue stesse braccia; né il fatto ci saremmo attesi
una sporgenza di labbra, giungesse prima




...








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