Juan Guillermo Soto | Poesie

5–7 minuti

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Juan Guillermo Soto | Alcune poesie

Poesie inedite tradotte da Marisol Bohorquez Godoy





Fotografia

Nel cortile della nonna,

come la gonna consumata di un fantasma,

danza una polisombra la canzone del vento.

copulano la palma, il mirto e la coca

e si scambiano parole attraverso il colibrì;

le mille cinquecentonovantadue orecchie del noni

fanno dondolare i frutti come lussuosi orecchini,

e la brezza respira l’odore del sesso anche nelle ombre.

Il bambino, nonno e fantasma del suo stesso ricordo,

osserva dalla stanza:

cadono foglie,

azzurre e verdi,

come un coro di sirene mute

sulla bicicletta rossa,

la piccozza e la vecchia pala

e le pietre asciutte del fiume che ancora scorre nella memoria della nonna,

armonie mute dello stesso tema:

le ascolto da quando non avevo nome,

le contemplo come un ritratto che non si appende ma risuona,

si incornicia dall’interno

nelle porte sempre aperte di questa stanza di bambino e nonno morto.



Fotografía


En el patio de la abuela

como la roída falda de un fantasma

baila una polisombra la canción del viento.

copulan la palma, el mirto y la coca

y se dicen cosas a través del colibrí;

las mil quinientas noventa y dos orejas del noni

menean sus frutos como lujosos pendientes,

y la brisa respira el olor a sexo hasta en las sombras.

El niño, abuelo y fantasma de su propio recuerdo,

observa desde el cuarto:

llueven hojas,

azules y verdes,

como un coro de sirenas mudas

sobre la cicla roja,

la pica y la pala vieja

y las piedras secas del río que aún corre en la memoria de la abuela,

armonías sordas del mismo tema:

lo escucho desde que no tenía nombre,

lo contemplo como un retrato que no se cuelga pero suena,

se enmarca desde adentro

en las puertas siempre abiertas de esta habitación de niño y abuelo muerto. 



L’ora Isa


Ogni mattina il sole si chiama Isa.

Mi sveglia con le sue mani di biscotto natalizio,

la chiave del silenzio nella tasca,

e le nasconde nei miei capelli di Sansone senza forza disteso

nel letto-eredità di un divorzio legalmente dimenticato;

si perdono nel mio groviglio

come se volessero vedere cosa sogno ancora

e mi dicono all’orecchio

svegliati, zio, svegliati.

A volte passa in bicicletta per la mia stanza.

Veloce sull’autostrada Casa Grande della Nonna

Avanza attraverso un traffico di sedie di vimini,

dondoli,

sculture di legno e porcellana,

tavoli,

scarpe col tacco, calze, gettoni di qualcosa;

una e un’altra volta

percorre l’autostrada da un capo all’altro

e passando per la via delle piastrelle bianche

saluta un pubblico di pezza

che non dice mai nulla ma sorride sempre.

Ogni mattina il sole si chiama Isa e mi osserva:

la bicicletta rossa alla porta,

la chiave del silenzio nella tasca…

solo lei conosce ciò che sogno

solo lei sa il momento giusto per dire svegliati, zio, svegliati.



La hora Isa


Todas las mañanas el sol se llama Isa.

Me despierta con sus manos de galleta navideña,

                                      la llave del silencio en su bolsillo,

y las guarda en mi cabello de Sansón sin fuerza tendido

                   en la cama-herencia de un divorcio legalmente olvidado;

se pierden en mi enredo

como si quisieran ver lo que aún sueño

y me dicen al oído

despierta, tío, despierta.

A veces pasa en bicicleta por mi cuarto.

Veloz por la autopista Casa grande de la Abuela 

Avanza por un tráfico de sillas de mimbre,

 mecedoras,

                     esculturas de madera y porcelanicrón,

mesas,

           zapatos de tacón, medias, fichas de algo;

una y otra vez

recorre la autopista de extremo a extremo

y al pasar por la calle de las baldosas blancas

saluda a un público de trapo

que nunca dice nada pero siempre está sonriente.

Todas las mañanas el sol se llama Isa y me observa:

la cicla roja en la puerta,

               la llave del silencio en su bolsillo…

solo ella conoce lo que sueño

solo ella sabe el momento justo para decir despierta, tío, despierta.



Specchio, riflesso, fiume


a Andrés Cohen


Ciò che ci appartiene dell’altro

è il nostro stesso riflesso,

entrambi incorniciati nello specchio delle nostre anime;

per questo, quando due amici si guardano

non si sa molto bene chi guarda chi.

Solo pochi…

Quanto è stato grande il mio riflesso in te, amico?

Com’era quel legno su cui pendeva il mio nome?

Quanto di me è diventato polvere con te?

Penso all’orfanità di questo specchio… alla sua possibile metamorfosi in ritratto;

Per evitarla, di tanto in tanto, invoco il tuo umor nero,

e allora ridiamo a crepapelle, in un solo corpo, di qualche sciocchezza mentre cucino, pedalo, mi pettino…

Esiste forse qualche stirpe che rifletta più luce di questo tipo di specchi?

Forse questo fiume:

la mia vita intera

nel quale voi, amici, vi affacciate

per duplicare il cielo

sempre nel momento giusto;

forse questo fiume

nel quale le vostre voci e i vostri sguardi,

anche inarrestabili nel mio stesso corso,

mi accompagneranno a sfociare

un giorno

nelle braccia del mistero.



Espejo, reflejo, río


a Andrés Cohen


Lo que nos pertenece del otro

es nuestro propio reflejo

ambos enmarcados en el espejo de nuestras almas;

por eso cuando dos amigos se miran

no se sabe muy bien quién mira a quién.

Solo unos cuantos…

¿Qué tan grande fue mi reflejo en ti, amigo?

                                  ¿Cómo era esa madera en la que colgaba mi nombre?

¿Qué tanto de mí también se hizo polvo contigo?

Pienso en la orfandad de este espejo… en su posible mutación a retrato;

Para evitarla, de vez en cuando, invoco tu humor negro

entonces reímos a carcajadas, en un solo cuerpo, de algún chiste tonto mientras cocino, monto en bici, me peino…

 ¿acaso alguna estirpe que refleje más luz que este tipo de espejos?

Quizás este río:

mi vida entera

en el que ustedes, amigos, se asoman

                                     para duplicar el cielo

 siempre en el justo momento;

quizás este río

en el que sus voces y sus miradas,

también imparables en mi propio cauce,

me acompañarán a desembocar

algún día

en los brazos del misterio.




Juan Guillermo Soto (Colombia, 1984) è musicista e scrittore. Negli ultimi sei anni è stato editore del giornale Desde La U. È il leader del gruppo musicale Pechan Project e, nel corso di 22 anni, ha fatto parte di diverse formazioni musicali. Ha partecipato a progetti editoriali indipendenti, come la rivista di fumetti Asfalto Trazos Urbanos. In diverse occasioni ha ricevuto il premio dipartimentale di giornalismo Carlos Enrique Salamanca, così come premi dipartimentali di letteratura nelle categorie di saggio (Jenaro Díaz Jordán), poesia (José Eustasio Rivera) e racconto (Humberto Tafur Charry). Il suo primo libro di saggi, El ensayo es el concierto, è stato un’opera vincitrice del bando “Pubblicazione di opera inedita, Programma Nazionale di Stimoli 2023, del Ministero della Cultura della Colombia”. È comunicatore sociale e giornalista, con un master in Letteratura, e musicista (con studi presso la Scuola dell’Orecchio e il Conservatorio Dipartimentale di Musica e Canto del Huila).



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