Scritture Ibride | Alcune messe a fuoco preliminari

5–7 minuti

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In copertina, Giulio Zanet, Untitled


Scritture Ibride | Alcune messe a fuoco preliminari

comitato di redazione: Francesco Ciuffoli, Rebecca Garbin, Mikel Marini, Dimitri Milleri, Luigi Riccio


* * *

Nel tentativo di inquadrare un discorso collettivo sulla natura della poesia – e quindi su cosa intendere per scrittura ibrida a quel punto, come lavorarci – mettiamo sul tavolo i documenti effettivamente prodotti dal comitato redazionale, per come sembrino produrre un dialogo o quantomeno un paesaggio.




CHE COSA FA LA POESIA? NON C’È NESSUNO

CHE ABBIA UN’IDEA QUANTOMENO VALIDA?

«Sarebbe difficile mettersi alla prova e su due piedi

provare a dare una risposta definitiva» Da ciò che ve-

do: «un edificio enorme, un edificio sconfinato. Ness-

uno ha idea di quanti ingressi abbia» Eppure mi trovo

a ragionare ora: Che cosa fa la poesia quando «Il romanzo

osteggiato» è «Il romanzo che non prosegue […] con tutti

i suoi personaggi, per compiersi» – qui, ora, questo –

«Trent’ anni di disoccupazione, di ‘crisi’, di decrescita

al rallentatore, farci carico di credere. A cosa? Al sogno

e all’economia. Sono trent’anni ormai, punteggiati su una

qualche illusione. Che cosa fa la poesia quando il sogno

è «un sogno che non crea»? Distribuire armi e munizioni1


  1. Ma, su cosa siano queste munizioni, vedi: Possibilmente, neanche scritture, testi, materiali, prose (derivati), post-, anti- e così via. Lasciamo la poltrona del concetto vacante, sentiamo la frustrazione di un circuito non chiuso, l’ansietta discontinua. 

    Diciamo, intanto, che sono codici alti. Ficcati nella secca di questo tempo, concepiti dagli umani nostri (vostri) preferiti. Alti, letteralmente in alto, e quindi a volo d’uccello, a ombrello, a trompe l’oeil, senza sacrificare un dpi, con lo zoom sempre disponibile all’azione (politica, suicida). 

    Codici, ecco, difficili da maneggiare. Però senza le parole-iniziazione, sguardo, vaticinio, attimo, gesto, antico, oscuro, notte. E senza le parole-installazione, pragmatica, assertività, letteralismo & company. Lasciamola vuota, quella poltrona
    . ↩︎



* * *
(Le foglie cadute raccontano una storia.)

[Seguono invece una serie di tesi sulla Parola con la p. (sic)]:

  • Lo spazio della P è lo spazio di un erbario. L’unica postura autoriale che conta è la responsabilità che ci si assume nel selezionare determinate porzioni di realtà. Non «cosa si vuole dire», non «cosa significa» quello che si dice bensì: cosa si fa, cosa c’è materialmente dentro, che oggetti stanno attaccati tra loro.
  • Quindi: la P è un oggetto di sintesi, è dire «tutte queste cose qui, prese ovunque, tutte assieme, sono quest’altra cosa».
  • Fare una P non è fare metafora.
  • Le cose nella P possono equivalere ad altre solo se succede a livello letterale: una chiave inglese può essere uno scarabeo non perché lo sembra, ma perché nello spazio della P una può sostituire l’altro senza attriti. Ad esempio:

                  _(_)_                          wWWWw   _
@@@@ (_)@(_) vVVVv _ @@@@ (___) _(_)_
@@()@@ wWWWw (_)\ (___) _(_)_ @@()@@ Y (_)@(_)
@@@@ (___) `|/ Y (_)@(_) @@@@ \|/ (_)\
/ Y \| \|/ /(_) \| |/ |
\ | \ |/ | / \ | / \|/ |/ \| \|/
jgs \\|// \\|/// \\\|//\\\|/// \|/// \\\|// \\|// \\\|//
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Che non è la stessa cosa di ipotizzare, nonostante funzioni secondo gli stessi spazi metrici e concettuali,


[Venite all'ombra de' gran gigli d'oro]
Male / si difenderanno dal sole, / se non v'è altro albero che gigli. Un giorno / ritorneremo assieme / a casa nostra, bagnati ai raggi d'oro. / Tu prova dritto, abbondanza. / Non hai diritto, non hai diritto. / Il calabrone affila la pallottola, gli riempie / il teschio di menta, queste / son le ruine, di che / vetro si fanno, / di protocollo, di otta catotta.



Supponiamo sia a questo punto necessario condividere (se Bibliografia essenziale: 3: Nietzsche, Lefebvre, Deleuze; 3 come Griffero, Comité invisible, Mark Fisher) una trattazione sulla natura della suddetta P:





Oppure, ritornando alle munizioni:

(L’infezione folle della loro nuova forza scatenò la Frantumazione.)




le variazioni del rapporto tra contrazione ed espansione si producono fuori, ulteriormente

l’espansione prende costantemente il sopravvento sulla tensione, il resto è competizione

* * *


«TORNANO IN MENTE I CONSIGLI DI BLANQUI,

in questo caso a vantaggio del partito dell’insurrezione [o della poesia stessa]: 

AI FUTURI INSORTI DI PARIGI RACCOMANDAVA

DI RICORRERE ALLE CASE AFFACCIATE SULLE BARRICATE PER PROTEGGERE

LE PROPRIE POSIZIONI, DI ABBATTERNE I MURI PER FARLE COMUNICARE,

DI DISTRUGGERE LE SCALE AL PIANTERRENO

E PERFORARE I SOFFITTI PER DIFENDERSI DA EVENTUALI ASSALITORI,

DI SRADICARNE LE PORTE PER BARRICARE LE FINESTRE

E

FARE DI OGNI PIANO UNA POSTAZIONE DI TIRO»


Gleize, Tarnac: «Ho deciso di scegliere il mio dialetto / per scrivere sfrutto gli accidenti del terreno. […]


fare di ogni piano una posizione di tiro.» ecco, ecco come. che cosa fa la poesia?        

                fare di ogni piano una posizione di tiro (?).   farne di ogni



Oppure, se si ritorna davvero al campo minato Fare poesia non è nemmeno usare un linguaggio cifrato. Se è possibile dire «non ho gli strumenti per capire questa poesia» è perché tra la poesia e chi la legge c’è un codice, una chiave di traduzione che non si possiede e che, usata, apre tutto in scala 1:1. Ma se è possibile dire «non ho gli strumenti per capire questa poesia», in quel caso la poesia è una forma di fascismo. La poesia è il diritto a non dover capire, bensì sapere per sintesi. La poesia è quindi quello spazio linguistico in cui tutto è esatto e verosimile. Oppure includendo i tentativi di correzione Un aspetto del crogiuolo dei primordi, quando tutta la vita un tempo era fusa assieme. Si dice che sia cresciuta un lungo tempo addietro sul corpo umano. Riduce il danno inflitto dai colpi critici. Vestigio del crogiuolo ai primordi della vita. Parzialmente generata da una devoluzione, era considerata un indice di divinità in tempi antichi, ma ora è progressivamente disprezzata come impurità con l’avanzare della civiltà. Aumenta la vitalità a discapito della difesa. Dotata di una forza immensamente robusta ma al contempo flessibile grazie alla sua natura corrosa. Dimezza la potenza degli attacchi caricati, ma annulla le difese dei nemici. Contaminata eventualmente diventa putrescenza; proprio come le acque ferme si fanno marce, la stagnazione porta al decadimento. La regressione è l’attrazione del senso; che tutte le cose aspirano eternamente a convergere. La causalità è l’attrazione tra i sensi; quel che collega tutte le cose in una catena di relazioni. Da dentro il centro dell’impronta digitale che corruga la protuberanza principale della creatura, un piccolo occhio a mo’ di verruca. Aumenta l’efficacia degli incantesimi.

Non casualmente un'ipotesi di copertina sarebbe stata sempre In copertina, Giulio Zanet, Untitled, ma



Già che ci siamo:


3 TAVOLE SUL COSTO E SULLA POESIA
(le tre tavole sono state realizzate su commissione gratuita da un graffiti artist, un amico)





Riprovandoci, potremmo commentare [Amori come noi siamo da che ci invadono le felci, / un verde digerito a vicenda. Ogni fessura / così risolta, ogni singolo intestino a risplendere / nella flora rivolta, trapiantata, invincibile. // Non un pensiero. Non diversità di funzione, / se sorge il sole, nella spettrale letizia, dalla foglia; la sua / complessità ridotta a brani: iniziava / per simbiosi una vita. Vorremmo essere un'alga, emanare il colore / o almeno ipotizzarci fortissimo cibo]: Codici alti allora, che nello stare insieme fanno pensare: mondo. Mondo nel senso complesso come il mondo, che fa dire quello che fa dire il mondo, coerente come la realtà, senza parola-leggi (ci siamo capiti). 


Nella speranza che tutto avvenga più per commozione che per conoscenza, e qualcun* lo riconosca pensando il necessario. E poi che non riconfermi, ma senza allure da corona di spine. Difficoltà dimentica di sé, statisticamente fallimentare, orientata a un risultato effimero convincente (determinante).

Un reattore da fusione nucleare per formiche, un raro vegetale coltivato su una zattera nel pacifico, insegnare l’uncinetto all’assassino di tua madre. Cose così. (Il richiamo della grazia perduta da tempo parla a tutti noi.)




(In allegato, una serie di foto realizzate da Edoardo Occhionero dal Giappone, in occasione di una corrispondenza con l’Italia. I documenti sono anche gli amici)





A partire dalla prossima uscita, il comitato redazionale lavorerà collettivamente sull’Atlante dei corpi terrestri (Ctrl, 2024), per poi concentrarsi singolarmente su altri oggetti testuali.


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