M.A.L.D.O.R.O.R. | Daniel Biga | Pour m’encourager je me récitais ces vers

4–7 minuti

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M.A.L.D.O.R.O.R.

Materiali per un Archivio Letterario D’autori Ostili Ribelli Osceni e Randagi

#1 Daniel Biga



0. Post-Scriptum. Dopo aver terminato la redazione dell’ultimo paragrafo di questa nota, approfittando del fatto che nessun altro cliente occupava i tavolini dello Chat Noir, ho chiesto a S., il proprietario, se potevo fumare una sigaretta. La combustione del tabacco procedeva lenta ma inarrestabile fino al punto in cui il fuoco si sarebbe consumato con l’estremità delle mie dita. Ho bevuto il fondo acido del vino che restava nel bicchiere, ho salutato S. e, con le mani chiuse nelle tasche del cappotto, mi sono inoltrato nella profonda notte dell’inverno parigino. Risalivo il corso del Canal Saint-Martin fino alla rotonda di Stalingrad, quando, d’un tratto, invece di proseguire lungo l’Avenue Jean-Jaurès e rientrare a casa, mi sono coricato su uno dei tavoli da ping-pong dei giardinetti e ho atteso l’arrivo del mattino in preda al furore panico dell’allucinazione, o forse, ed era la cosa più probabile, del crollo nervoso, della stanchezza, della mancanza di ossigeno nel sangue dovuta all’alcol o a qualche ormone di cui non ricordo il nome ma che il cervello secerne in seguito ad un evento emotivo debordante. Ho sognato qualcosa ma non ricordo esattamente cosa così come non so più se il sogno si sia interrotto o meno. 1. La notte del 4 o del 5, o forse il 6 maggio 1968, Raoul Vaneigem, membro dell’Internazionale Situazionista e autore, l’anno precedente, del Traité de savoir-vivre à l’usage des jeunes générations, ritrova Guy Debord e Jean-Michel Mension nella piazzetta di fronte La Méthode, nuovo quartier generale dei Situazionisti. I tre, incappucciati, si incamminano per la Rue de la Montagne Sainte-Geneviève, svoltano a sinistra sulla Rue des Écoles, lasciano alle spalle il Collège de France e si avvicinano a una delle entrate secondarie della Sorbona, in Rue Saint-Jacques. Debord fa la sentinella. Mension fuma una sigaretta guardando l’immensità del cielo stellato e pensando i versi di una poesia che, non avendo con sé carta e penna, non scriverà. Raoul Vaneigem prende dallo zaino una bomboletta spray e scrive, con una la stessa calligrafia che anni prima gli era valsa l’elogio della sua istitutrice della scuola comunale di Lessines: Une société qui abolit toute aventure, fait de l’abolition de cette société la seule aventure possible. 2. La quarta di copertina di Il n’y a que la vie (Poèmes 1962 – 2017) di Daniel Biga, riporta che si tratta di «un’antologia poetica che ripercorre più di 50 anni di scrittura del “solo poeta sopravvissuto al Maggio 68”». 3. Come quei versi di Leopardi che Daniel Biga recitava su un ponte nordico per armarsi di coraggio, così sia la mia scrittura. 4. Il 15 luglio 2003, all’età di cinquant’anni, Roberto Bolaño muore in un ospedale di Barcellona per un’insufficienza epatica. Nel 1976, il suo primo libro, un fascicolo di poesia di circa 20 pagine intitolato Reinventar el amor, è stampato in 225 esemplari. 5. Lo scorso 31 ottobre, la biblioteca comunale di Blanes è ribattezzata Biblioteca Roberto Bolaño. 6. Venerdì scorso, M. ed io siamo stati invitati da Michael Löwy a prendere un caffè per formalizzare la sua adesione al Groupe Surréaliste en Clandestinité. Al termine della nostra conversazione, le parole più pronunciate sono state, nell’ordine: avventura (18 volte, come: «il surrealismo è un’avventura collettiva come uno stormo di uccelli»), amore (15 volte, come: «l’amore non è come una di quelle farfalle esposte nelle teche dei collezionisti che sembrano dormire e sognare e che invece sono tenute da un piccolo spillo, cristallizzate»), cometa (11 volte, come: «il Surrealismo è la coda incandescente della cometa del Romanticismo»), Péret (10 volte, come: «ho conosciuto Benjamin Péret al mio arrivo a Parigi, nel 1958»), Benjamin (8 volte, come: «Walter Benjamin dice che la missione più specifica del surrealismo è quella di conquistare alla rivoluzione le forze dell’ebbrezza»), e poi, in maniera sparsa ma lo stesso numero di volte (5/4 volte, o probabilmente una sola volta ma che sembrava valere il triplo), lutto, sogno, rivolta, cielo stellato, toilettes, Lautréamont, sessantotto, sotterranei, Bolaño, Breton, Manouchian, lotta armata. La parola Dali è stata pronunciata una sola volta come sinonimo della parola merda. 7.  Come quei versi di Jorge Luis Borges che recito in un vagone della RER all’alba per armarmi di coraggio. 8. Come quei versi di Kavafis che recito a luglio davanti il primo dei mattini d’estate. 9. Come quei versi di Mario Santiago Papasquiaro in cui dice che se si deve vivere, che sia senza timone e nel delirio. 10. Come quei versi di Roque Dalton che chiedono perdono alla poesia per non essere fatta di sole parole che Diego Armando Maradona recitava nello spogliatoio dello Stadio Azteca di città del Messico il 22 luglio 1986 per darsi coraggio. 11. Come quei versi di Daniel Biga che recitava una poesia di Leopardi per armarsi di coraggio e che avevo letto per la prima volta, per darmi coraggio, sul treno che da Napoli mi avrebbe portato a Parigi il 9 aprile del 2013. 12. Come quei versi di uno qualsiasi dei poeti che abbiamo amato e letto quando eravamo felici e che reciteremo per armarci di coraggio quando un treno ci starà portando sulla linea del fronte. 13. TUTTA LA STORIA DELLA LETTERATURA È LA STORIA DI UNA DIGRESSIONE. 14. Come quei versi che Sherazade recitava la notte per armarsi di coraggio.



***

LEOPARDI

Io, poeta francese della metà del ventesimo secolo,

di razza operaia,

prendendo il Flyvefisken

alle sette del mattino,

in un inverno di Copenaghen,

per farmi coraggio

mi recitavo questi versi

Passero solitario alla campagna

Cantando vai finché non more il giorno;

Ed erra l’armonia per questa valle…

Canti e così trapassi

Dell’anno e di tua vita il più bel fiore

dell’aristocratico Leopardi,

poeta italiano del secolo diciannovesimo ancora in fiore

che visse, soffrì e morì a Recanati,

sperduto villaggio nelle Marche.

E il mare, l’Øresund, nel Baltico,

trascinava blocchi di ghiaccio.


LEOPARDI

Moi poète français du XXème siècle et demi

de race ouvrière

prenant le Flyveflisken à

7 heures un matin d’hiver de Köbenhavn

pour m’encourager

je me récitais ces vers

Passero solitario alla campagna

Cantando vaï finché non more il giorno ;

Ed erra l’armonia per questa valle…

Canti et così trapassi

Dell’anno et di tua vita il più bel fiore

de l’aristocratique Leopardi

poète italien du XIXème en fleur

ayant vécu souffert et étant mort à Recanati

un si petit village des Marches

et la mer l’Oresund en Baltique

charriait des glaces


(da: Oiseaux mohicans, 1966)


© Il fotomontaggio in copertina, riprodotto in calce, è stato realizzato da Giovanni di Benedetto



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