LUCE
Come avanza la luce
a onde
a segmenti
a spezzoni
fluttuazioni
a shrapnel
a trance rotolanti
a gorghi alla van gogh
a trucioli che si srotolano
a sberle in faccia
a ditate negli occhi
colpi bassi
tutto colpito
ci vuole stomaco
fegato per la luce
(Bartolo Cattafi, Marzo e le sue idi, Mondadori, 1977)
Questo è il periodo del cantiere.
Resterà la polvere
dura di queste stelle nere.
Senza fiato sono operaio del vero -
cantare è spaccarsi un mondo
nei polmoni.
*
I SANTI
Il popolo è ricco perché ha cuore di miniera,
ha tante corde giù nel petto e se ci crede
trova forza per scavare, per tirare
fuori un santo dal suo buco tutto intero.
Hanno visto che la notte non lo ciba
nemmeno con un briciolo di buio, hanno visto
per sua grazia e sulla testa
sta il riflesso troppo forte del Signore.
Poi il santo muore e in Paradiso
ci si allarga con dolcezza.
Ma il popolo che prega ha le mani di miniera,
basta chiuderle sul petto per farne una caverna
in cui intrappolare luce, ne condensa
cattedrali tutte bianche
dai suoi palmi, poi ci mette sopra i santi
come unghie a proteggere la carne -
non li lascia andare via, li costringe tutti quanti
in mille statue appollaiate sulle guglie.
Forse il popolo non vede coi suoi occhi di miniera,
si dispera se si rompono
le forme. I fedeli nella notte
quotidiana riconoscono tastando
viso e posa del santo con lo sguardo,
sono certi che il divino gli stia appresso luccicando
approvazione sul suo marmo. Scaveranno
controvoglia nella piaga di se stessi
quando cadrà una statua, andranno a ricercare
blocchi pronti e linee fisse
per pregare nuovamente e crederanno
con fermezza di dover rifare il santo.
Non sanno che il santo si è già fatto
stampo che si spezza, non ha che tenerezza
implosa all'infinito dentro al cuore,
ha passato la sua vita
a tastare quella vena
dove scorre la luce della cava - un santo
se si spacca è tutto bianco.
*
Gli angeli hanno aureole rotte
sparpagliate
a più distanze
la luce è piena prospettiva
*
CANTO DEL TROMBETTIERE DI GERICO
Questo è il canto di chi si accorse di essere strumento di guerra, falange della mano di un Dio intento a far capitolare città. Risentito, meditava così:
I
Gerico le nuvole ora ti stanno attorno
come una corona e per me
rimangono quelle le mura
più difficili da abbattere. Io so che basta
un soffio di vita qualcosa al limite
della felicità per vincere ma quaggiù
anche il suono della tromba non scova
il punto fermo del mattone, l'enigma
la domanda da forzare.
Dio ti sta già dentro e ti feconda perché Dio
è un modo per vincere le cose
e la luce che scolpisce queste nuvole
mostra a tutti noi - nemici e amici -
il cervello del cielo che si schianta
la sezione occipitale del destino intenta
a trovare le note giuste
su questa tromba. Gerico in fondo
sai che sei già nostra, mantieni
il tuo contegno come una donna
attende il giusto sguardo per sbocciare.
Vorrei che rimanessi integra e intatta
in questi giochi di forza di braccia
fra formiche, vorrei poter dire
il vero nome del nemico ma Dio
non ha una lingua madre perché è madre
e padre di se stesso - oggi
mi limiterò a suonare una serenata
lungo questi giri attorno al mondo
sperando di non assecondare altro oltre me stesso.
II
Dio è soffio è anima Dio è già dentro
a tutto perché Dio
è un modo per far funzionare le cose
e le cose sono tali solo quando
un meccanismo le ritaglia nel groviglio
e i rovi senza more - tecnica morta di spine
insufficienti a fare male - sono attesi
nell'Inferno. Io oggi darò frutto
perché altro non so fare. Non cammina
con noi Dio perché ha già vinto
gioca a saltare la corda
fra l'aria Promessa e quella avuta - ed è
la stessa. Farò crescere il mio frutto
nel buio dell'ottone e Lui
ci passerà - la mia trappola
è non farlo uscire o almeno
ficcare le dita sui fori
come fossero i Suoi occhi e soffiare
restuirgli l'anima sputando. Se vinciamo
sarà cieco nella tromba avrà il nostro mal di testa
la vertigine di chi urla e gira a vuoto.
Daniele Venturi nasce a Rimini il 02/01/2004. Ha frequentato il Liceo A. Serpieri, indirizzo scienze applicate. Attualmente è iscritto al terzo anno della Facoltà di Filosofia presso l’Alma Mater Studiorum e membro del Collegio Superiore di Bologna.









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