Gaia Parlato | Trittico del Golgota

Foto di Nicola Barbato

a cura di

Nicola Barbato

2–3 minuti

|

fotografia di Ludovica Franco
il progetto video è a cura di Gaia Parlato


Trittico del Golgota

L’oracolo si manifesta
in fuochi d’artificio a notte fonda,
tra la Piazza dell’arco e la città vecchia.
La bocca della verità
è coricata sul mio lato destro. Leggo
tra l’apertura delle sue gambe: io faccio belle tutte le cose
in fiamme. E so che è vero
perché sono una di quelle.

Ogni mano
ha la sua segreta linea del passaggio. Quando al cielo
esplodono i colpi, so che il carico è arrivato,
è voce di paese sia l’avviso che si danno
i topi del mercato. Me lo disse anche,
da bambina, lo zio di una mia amica
che pareva ne sapesse. Copro Amelia di bianco
perché non si spaventi col rumore, ma lo fa comunque
e mi cerca. In questa città
c’è sempre qualcuno, come noi,
che la notte resta sveglio.


*

Lo riconosco
trascina il carrello portaspesa
tra il Vomero e via Falcone, avanti
e indietro. Difende
il suo diritto a camminare. Ha un telefono antidiluviano
con cui chiama la figlia
per dirle che le ha fatto la ricarica
e la figlia prende quei soldi e ci compra le stelle
e se le spara nelle vene
dietro lo stadio dove nessuno la vede.
L’uomo errante
ha l’oracolo nelle ossa. Mi dicono gli dei
fosse un insegnante di greco e latino
che non è mai riuscito a vederli e per questo è impazzito.
Con mio padre
erano amici di scuola. Passa poca differenza, si sa,
tra i morti di sotto
e quelli di sopra. Edipo arriva al crocevia
e riprende il suo cammino, lascia sul cemento
polvere di stelle. Non sa
che il sangue sulla strada a volte
porta lo stesso nome
della sua bambina.

*


In Aramaico lo dicono Gulgaltā, in italiano
lo diciamo Calvario.
Il nome sta a dire luogo
del cranio. Dicono che l’hanno sparato
dodici volte alla testa
di fronte la gelateria
dove ho dato il mio primo bacio
a uno alto e molle che nemmeno
conoscevo, che se non erro
si chiamava Simone. Se mi giravo
in quel momento vedevo il muro
dove avevo fatto il mio primo graffito con scritto
gaia e dario, ventisette otto duemiladodici, ora invece
guardo dal vetro di questo pullman. Mi vedo a sinistra
disgustata da quel bacio al sapore di cipolla, a destra
la testa sfracellata appoggiata
al finestrino della macchina con attorno
la scientifica. Il lavoro dei sogni
di mamma. Bisogna
superare il crocevia, mi dice
la signora seduta accanto. Dice
bisogna superare il crocifisso. Poi
lo vediamo: è ancora
dentro l’auto. Gli stanno tutti attorno.
Aspettano che risorga, dice, o che chieda
un gelato.




Gaia Parlato (Napoli, 2000) è co-fondatrice dell’associazione Libera Poesia Contemporanea. Suoi testi appaiono sulla rivista online Vallecchi Poesia, Alter Napoli, “La Bottega della Poesia” de La Repubblica, Micorrize. Il suo primo libro, “Porpora”, è in uscita per Lorenzo Marone Edizioni.



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