Giulio R.M. Maffii | Copia (uno)

2–3 minuti

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da Copia (uno) (Pietre Vive Editore, 2026)


[n.d.A.] Questo libro esiste anche in una versione in lingua inglese, pubblicata dalla casa editrice americana Wet Cement Press e nella forma di «Poesia Spaziale».

I due testi non sono legati da un rapporto di traduzione, anche se a prima vista potrebbero sembrare d’accordo, come accade quando l’originale non si presenta e uno conserva soltanto le tracce. Non è possibile stabilire quale dei due venga prima. Ogni tentativo di individuare un originale porta a risultati provvisori e contraddittori, oppure a un leggero mal di testa.

In questo senso, ciascun libro è copia dell’altro.

Una copia poco disciplinata, che non riproduce ma devia, che non conserva ma si perde strada facendo, credendo di esistere.




C’è uno
sente Majakowskij urlare dal buco della serratura
la famiglia si disgrega
si dissolve con lampi di magnesio ed incroci carnali
Uno ricorda la famiglia
la famiglia che resiste ha l’odore di resina

*

C’è uno
uno che visto da dietro non sembra avere molte qualità
c’è uno
uno che possiede molti oggetti
tra cui una marimba un gluteo dell’ossitocina
il rabarbaro la macchina della ionoforesi
un rachide cervicale la radice del cobalto
il dolce forno le caramelle d’anice la vergine di Norimberga
ma non conosce i nomi di ciò che possiede
quindi non ha niente
niente altro che una sequenza di cose
inutili inutilizzate
Questo uno cerca di parlare francese
ma non è la sua lingua
nessuno capisce uno
che non parla non sa i nomi
ed infine si veste male


*

C’è uno
si ricorda di quando trenta anni fa
aveva venti anni
di alcune persone conosciute che non vede da trenta anni
Pensa che non potrà più vederle
che alcune sono morte
che altre non lo riconoscerebbero
che altre non le riconoscerebbe
Pensa che non basta conoscersi
per riconoscersi o per non morire
Uno è felice quando a morire sono gli altri


*

C’è uno
è fermo immobile osserva
gli ignoti salgono e scendono le scale a temporali
nell’ennesimo centro commerciale
dove si rifugiano i senza nome
gli individuati dal carbonio 14
dal segnatempo metallico
accanto alla scacchiera
salgono e scendono
qualcuno resta inclinato ai lati
uno non sa se sono più quelli che salgono
o quelli che scendono e si inclina per scoprirlo
poi si ricorda di non saper contare


*


C’è uno
quando sogna sogna sempre
poi in sogno a uno appare Borges
che guarda lontano e porta
le lenti a contatto
uno scopre che la letteratura
è la truffa degli occhiali a raggi X
e lo scopre in sogno che altro non è
che uno degli infiniti mondi
degli infiniti modi degli infiniti mari
degli infiniti medi degli infiniti mali
e così eccetera fino alla fine
del vialetto contornato da barriere di lamiere




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