In Valentina Giordano la dimensione corporea è presente come un sostrato di fondo che si irradia ora nella forma – la performance, la voce, il gesto -, ora nella pratica – la poesiaterapia, la danza, il movimento – ora nelle immagini, nei topoi ricorsivi, nell’impiego di una lingua che ne sublima nella sintassi la materia, ed è una materia duttile questa corporea, che cola dai bordi, esonda, tradisce, ostacola, laddove, inaspettatamente – come un respiro che erompa da lunga apnea – non si liberi aprendosi ad una dimensione di inattesa leggerezza, di sconfinamento, di scoperta o di abbandono. Negli inediti che pubblichiamo di seguito il corpo e il suo moto – la morte, il disfacimento, il fastidio delle cose terrene e insieme le loro posture sgraziate, dolcissime e frangibili – si producono in continuità con la terra, come il procedere lento di una spora e quindi osmoticamente in rapporto al circostante ma anche a ciò che lo abita dall’interno sin dall’origine – la famiglia, gli affetti, l’altra parte delle cose, quelle sognate, intuite, danzate di notte, o abortite e mai perdute -.
Inediti
*
Stanotte io e le mie coperte abbiamo
immaginato la faccia che fareste
a scoprire i miei 80 chili sfracellati
nel giardino al centro del palazzo proprio sotto
cinque piani sotto il mio terrazzo
i miei due gatti piangerebbero si contenderebbero la carne
in quanto tempo mi dimenticherebbero quanto prima
di strusciarsi sopra un nuovo dispenser di amore?
Sicuramente provereste a rimettere insieme i pezzi
che da 33 anni attendevano la scissione.
Vi prego di non essere arroganti.
Lasciateli lì schiacciati divisi indipendenti
sul prato accanto alle camille sul prato
lasciateli lì godere della
sospirata smarginatura.
Le mie labbra finalmente nel cuore
*
Giaccio supina nella terra che ha mangiato
le mani perfette di nonna Lisena.
La crema contorno occhi minuziosamente spalmata
non impedisce al verme di succhiarmi l’iride.
Una mosca depone le uova nel mio seno
chissà se quei figli almeno loro
ne succhieranno la vita.
*
Io e mia madre sopra
un divano volante sotto
la geografia familiare.
Indica un cratere quiescente
dice lo vedi quello? Quello lì era tuo nonno.
Questa cosa della famiglia
ha rovinato le donne della nostra epoca.
Non essendoci mai guardate ci sono rimasti
gli occhi incollati come separare i due marroni?
Ho sorpreso le nostre lacrime parlarsi alla sorgente.
Valentina Giordano (Udine, 1992) è insegnante di lettere, danza movimento terapeuta, e autrice. Legata alla poesia performativa, ha partecipato al Campionato Nazionale di Poetry Slam L.I.P.S. 2023 e nel 2024 la sua silloge poetica “La conta dei prescelti” è stata pubblicata all’interno dell’antologia “La poesia che si fa città, vol. 2”, a cura di Tommaso Di Dio (Zacinto Edizioni), al primo volume della quale questo giornale ha dedicato un articolo a più voci. La stessa silloge è risultata finalista nella sezione “Silloge inedita” del concorso nazionale di poesia e narrativa Guido Gozzano 2024.








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