M.A.L.D.O.R.O.R.
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Materiali per un Archivio Letterario D’autori Ostili Ribelli Osceni e Randagi
#8 Manuale di sopravvivenza, o Uscire dall’epoca contemporanea
-18. Dalla rue du Faubourg du Temple, l’odore cariato dei lacrimogeni s’innerva nei polmoni. Siamo nel mezzo della battaglia. -17. Il giorno prima, il 16 ottobre, il Comité invisible aveva pubblicato il suo nuovo libro, Manuel de survie, ma per strada, mentre risaliamo il Canal Saint-Martin da Stalingrad, rileggiamo qualche passaggio dell’Insurrection qui vient, che anni prima avevamo sottolineato perché sapevamo che un giorno ci sarebbe tornato utile. -16. IL POTERE È LOGISTICO. BLOCCHIAMO TUTTO. -15. In tv le immagini dell’Hôtel de Ville di Limoges in fiamme. -14. Riconosco solo una Francia / Quella della Rivoluzione. / Quella di Toussaint Louverture. / Tanto peggio per la chiesa gotica. (Aimé Césaire). -13. Il poeta surrealista Pierre Peuchmaurd ha 20 anni quando arriva a Parigi la sera del 6 maggio 1968. Qualche anno prima, a 16 anni, dopo aver letto Nadja di André Breton e Les filles du feu di Nerval, decide che sarà poeta o nulla. -12. RIBELLARE: verbo, infinito; RI + BELL+ ARE: rifare la bellezza. -12.1. Piano B: RE + BELLUM: riprendere la guerra. -11. La fugacità di una situazione insurrezionale appartiene all’ordine dell’esperienza poetica, dunque rivoluzionaria. -10. Aprire la breccia. Scorgere, dall’altra parte, qualcosa di sfuggita: l’altrove, l’alternativa. VISIONE ET IMMODERATA COGITATIONE. Quel qualcosa che si è visto può esistere. -9. Bello come l’incontro fortuito, nel cielo, di un arcobaleno e della parabola di un sampietrino che centra il bersaglio. -8. La scultura più bella / È il sampietrino di granito / È il sampietrino cubico / Il pesante sampietrino che si tira / in faccia alla polizia. (Maurice Blanchard, Chant des ardeurs premières. Versi scritti sui muri della Sorbona, maggio 1968). -7. Il mondo è tutto ciò che accade (Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus). -6. IL MONDO È TUTTO CIÒ CHE SI DESIDERA (Wittgenstein ritratta la prima proposizione del Tractatus dopo essere stato preso a pugni da André Breton e Benjamin Péret). -5. L’IMAGINATION N’EST PAS DON MAIS PAR EXCELLENCE OBJET DE CONQUÊTE (Breton). -4. Un’eruzione vulcanica nel cuore della città. Il fumo nero copre il cielo arrivando alla frontiera della stratosfera. Lungo il boulevard, sull’insegna stradale che indica la Place de la Concorde è affisso un cartello su cui è scritto Place de la Révolution. -3. Per la prima volta, penso a Breton in tutto questo. Comincio a intravedere come questa sarebbe stata proprio la SUA rivoluzione. (Pierre Peuchmaurd, venerdì 10 maggio 1968). -2. L’IMAGINAIRE EST CE QUI TEND À DEVENIR RÉEL (Breton). -1. Non sono i rivoluzionari a fare le rivoluzioni, sono le rivoluzioni che fanno i rivoluzionari. 0. Ho sognato che Louis Antoine de Saint-Just mi trascinava con sé ai piedi della ghigliottina che si ergeva in Place de la Révolution, a Parigi. Ma non era il 1789, né il 1793, né il 1794: eravamo piuttosto nel tempo presente, nel 2026, anche se somigliava a un futuro, un futuro lontanissimo, qualcosa come intorno al 2666. Saint-Just mi diceva di salire sul patibolo e di dirgli che cosa vedevo da lassù. Io non capivo perché me lo chiedesse, perché mi sembrava di non essere affatto in alto, ma piuttosto in basso, all’altezza dei calcinacci, raso terra, e mi sembrava che il mondo apparisse capovolto. Allora guardai dall’altra parte e vidi che intorno a me c’erano le teste di Trotsky, di Benjamin Péret, di Roque Dalton, di Lenin, di Majakovskij, Gavrilo Princip, Ravaillac, Lee Harvey Oswald, Tiresia e di mille altri di cui non ricordavo più i nomi, anche se sapevo a chi appartenevano. Capii che anch’io ero una delle teste mozzate dalla ghigliottina, e non capivo se fossi un martire o un traditore, né se Saint-Just fosse l’arcangelo del Terrore o l’arcangelo della Rivoluzione, o addirittura se non fosse né l’uno né l’altro, ma solo un vecchio inacidito che aveva visto troppe cose, che ne aveva semplicemente piene le tasche e voleva soltanto farla finita e calare il sipario rosso. 1. Siamo pronti. 2. Abbiamo studiato tutta una vita per farci trovare pronti a mezzanotte meno un minuto. 3. Nel mezzo della battaglia non ci chiederemo, come Fabrizio del Dongo a Waterloo, che cosa stia succedendo, perché noi, da tutta una vita, abbiamo una visione d’insieme. 4. La dialettica marxista è un regime alimentare. 5. AUFHEBUNG. 6. Conservare le contraddizioni. 7. Prassi. 8. NESSUN PASTORE PER QUESTA RABBIA. 9. Abbiamo quadrettato le mappe e perimetrato il territorio, abbiamo memorizzato le vie d’uscita e il moto degli astri e di tutte le sfere celesti che per prime ci hanno indicato il significato della parola RIVOLUZIONE. 10. Così lo spirito educandosi lentamente e calmo si matura per una nuova forma, distrugge una dopo le altre le particelle dell’edilizio del suo precedente mondo, il cui vacillare non si annunzia che per sintomi: la leggerezza del sentire e lo schifo di ciò che sta, l’indeterminato desiderio di un che sconosciuto sono prodromi di una qualche altra cosa che è pronta ad apparire. Il lento e continuo rovinìo che non cangia la fisonomia dello intiero, viene interrotto col sorger di un’altra epoca, che in un baleno posa la nuova fisonomia del mondo. (Hegel). 11. IL ROSSO RESTERÀ NERO FINCHÉ NON SARÀ REINVENTATO. 12. La rivolta non s’impara. Si organizza in rivoluzione, a partire dalla spontaneità della gioventù. È la gioventù che oggi detiene la coscienza e l’energia rivoluzionarie. Questa gioventù non aspetta lezioni da nessuno, né da alcuna istituzione, né da alcun apparato. Si appresta a liquidare tutte le istituzioni, tutti gli apparati di una civiltà già passata attraverso profitti e perdite. (Gruppo surrealista, Parigi, 5 maggio 1968). 13. USCIRE DALL’EPOCA CONTEMPORANEA. 14. Martedì 21 maggio. Paris-sur-Grève. Una città paralizzata e più viva che mai. Perché ciò che è paralizzato è proprio ciò che, in tempi ordinari, paralizza. La metropolitana soffoca, non c’è più metropolitana; l’università plasma, non c’è più università; la fabbrica maciulla, non ci sono più fabbriche; numerosi uffici tornano alla polvere da cui provengono. Parigi respira e non crede ai propri bronchi. Persino il passo della gente è diverso, sembra più leggero. Mentre reimparano a parlare, reimparano a camminare. Si riparte da zero. Questa volta ne verranno fuori degli uomini? A parte qualche brutta faccia, e non soltanto quelle con l’elmetto, sembrano anche più felici. Qualcosa di infantile, qualcosa di nuovo. Fine del letargo. E poi, decisamente, i muri sono una festa. Cantano a colori. Le Belle Arti liberate fanno la loro parte con i manifesti. E sarà una delle cose più belle di maggio, quest’arte nella strada, della strada, per la strada, quest’arte giorno per giorno, per urlare quando serve, ciò che serve, con il tono che serve. Quest’arte-volantino, feroce e tenera, così ricca e nuda, quest’arte divertente come una molotov sul muso giallo di un poliziotto, efficace come lei, quest’art brut che suona a morto per le gallerie delle due rive. Ad accompagnare i manifesti, insieme a essi in modo inscindibile, la poesia degli slogan, belli come le finestre che si aprono dopo l’amore. Dopo una lunga pioggia. Lo sbocciare, per la prima volta in questo paese, di un’arte rivoluzionaria. Una Parigi che si attraversa a piedi, che si guarda di nuovo. Una Parigi che si può amare. Paris-sur-Grève, sur sève, sur rêve. (Pierre Peuchmaurd, martedì 21 maggio 1968). 15. C’est en de telles circonstances qu’un Manuel de survie peut s’avérer salutaire – de survie, comme il y eut une révolution SURréaliste. (Comité invisible). 16. ROTTURA INAUGURALE. 17. Questa impresa è specificamente quella del Surrealismo. È il suo grande appuntamento con la Storia. Il sogno e la rivoluzione sono fatti per stringere un patto, non per escludersi. Sognare la Rivoluzione non è rinunciarvi, ma farla doppiamente e senza riserve mentali. Sventare l’invivibile non è fuggire la vita, ma precipitarvisi totalmente e senza ritorno. IL SURREALISMO È CIÒ CHE SARÀ. (Gruppo surrealista, Parigi, 21 giugno 1947). 18. RÊV(E)OLUTION. 19. ?MUSS ES SEIN? ES MUSS SEIN!
*
IL CARTELLO E IL TERRITORIO
Miriamo al diploma
La BAC mira a noi
404 PROF NOT FOUND
Volevamo imparare, non fare lo speedrun del burnout
I nostri orari sono più pieni
della fedina penale di Marine Le Pen
35 °C per classe
Ma il problema sono i nostri telefoni
Un prof per trentacinque alunni
Cinque CRS per un alunno
Macron fotti la tua prof, non le nostre
Educate i vostri sbirri
«Bismillah, c’est les ténèbres»
Hungry?
EAT THE RICH
FEED THE STUDENTS
La gioventù dorata manda a cagare Bolloré
5 € a pasto? Acqua e basta
Finanziate i licei invece dei genocidi
Armate il paese
e disarmate il nostro futuro
Siamo in sofferenza
in questa sotto-Francia
Stop Parcoursup o ci mettiamo a spacciare
E se voi avete i soldi
noi abbiamo le idee
MANCANO 2 PROF: HALLA FINE SI VEDDDDRA
Tu ce la metti in quel posto
Noi te la mettiamo Maggio ‘68
Riciclate i rifiuti
non fateli ministri
Blocchiamo tutto perché non ci lasciano niente
La banlieue influenza Parigi
Parigi influenza il mondo
Ascoltate i liceali d’oltremare
93 !!! 1312 BANLIEUE ANTIFA
I nostri blocchi sono il nostro 49.3
CACCA PIPÌ TALISTA
Si è molto seri a diciassette anni
Penso dunque disturbo
Smettetela di vietare tutto
Non ce la facciamo a disobbedire a tutto
Siamo così arrabbiati
che non avremo mai abbastanza cartelli per dirlo
Gridiamo SOS, mandano i CRS
Cos’hanno in comune uno sbirro e un pedofilo?
Si sbattono i minorenni
Il costo del futuro?
Un braccio!
Mezzi
non moncherini
Ma che fa la polizia?
Salta agli occhi
Non vengo al liceo per finire in pezzi di ricambio
Vogliamo prendere in mano il nostro futuro
non farci strappare la mano
Quando i giovani indicano il loro presente
gli stupidi guardano il cassonetto che brucia
I nostri cassonetti protetti meglio dei nostri figli
Sappiamo dove andiamo e cosa vogliamo
È talmente una merda
che non sappiamo nemmeno più
per che cosa manifestare
Macron
ESPLOSIONE
*
LA PANCARTE ET LE TERRITOIRE
On vise le bac
La BAC nous vise
404 PROF NOT FOUND
On voulait apprendre, pas speed-run le burn-out
Nos emplois du temps sont plus chargés
Que le casier de Marine Le Pen
35 °C par classe
Mais le problème c’est nos téléphones
Un prof pour trente-cinq élèves
Cinq CRS pour un élève
Macron bz ta prof, pas les nôtres
Éduquez vos flics
“Bismillah c’est les ténèbres”
Hungry ?
EAT THE RICH
FEED THE STUDENTS
La jeunesse dorée emmerde Bolloré
5 € le plateau ? Autant boire de l’eau
Financez les lycées plutôt que des génocides
Vous armez le pays
Et désarmez notre avenir
On est en souffrance
Dans cette sous-France
Stop Parcoursup ou on vend des stups
Et si vous avez des sous
On a des idées
MANQUE 2 PROFS : SAVA FINIRE PART CE VOIRE
Tu nous la mets à l’envers
On te la Mai 68
Recyclez les déchets
N’en faites pas des ministres
On bloque tout parce qu’on nous laisse rien
La banlieue influence Paname
Paname influence le monde
Écoutez les lycéens d’outre-mer
93 !!! 1312 BANLIEUE ANTIFA
Nos blocus, c’est notre 49.3 à nous
CACA PIPI TALISTE
On est très sérieux quand on a 17 ans
Je pense donc je gêne
Arrêtez de tout interdire
On arrive pas à tout désobéir
Je suis tellement en colère
Que je n’aurai jamais assez de pancartes pour l’exprimer
On crie SOS, ils envoient les CRS
Le point commun entre un flic et un pédo ?
Ils se tapent des mineurs
Le coût de l’avenir ?
Un bras !
Des moyens
Pas des moignons
Mais que fait la police ?
Ça crève les yeux
J’viens pas au lycée en pièces détachées
On veut prendre en main notre avenir
Pas se la faire arracher
Quand les jeunes montrent leur présent
Les imbéciles regardent la poubelle qui brûle
Nos poubelles mieux protégées que nos enfants
On sait où on va et ce qu’on veut
C’est tellement la merde
Qu’on ne sait même plus
Pour quoi manifester
Macron
EXPLOSION
Traduzione di Giovanni di Benedetto









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