Francesca Serragnoli | La quasi notte

a cura di Giovanna Frene
da La quasi notte (MC, 2020)


Quando ero bambina
aprivo la finestra
sporgevo
volevo essere la rosa di qualcuno.

Nell’incavo dell’occhio l’acqua
intingi il dito, dicevano
portalo alla fronte
il triciclo della croce.

Un giorno da questa finestra
cadrà la mia vita
un tonfo lieve di palpebre
la bocca aperta
come alla prima comunione.

*

Nessuno mi vuole come madre
mi guardano e non parlano
con occhi celesti o marroni
battono le mani sulle ginocchia
e corrono scalzi
negli ingressi luminosi.

*

Ho voglia di destino
di gente color talpa
che scompigli la terra
di risorgere
da chi ha smosso la morte.


*


I bambini sono i bambini di tutto
giocavano a sparire attorno a un centro
mi coprivo il viso con le mani
mani che cadono come capelli.
Prendere e lasciare è dei bambini
osservano i miei occhi
salire come formiche sulle mani
e poi li rimettono in terra
i miei giganti buoni
e io vago ancora lì
in ogni direzione.


*


Miseria delle storie non raccontate
l’ora davanti a cui
non potrai più inginocchiare niente
l’essere ascoltati quando si piange
le cicale le foglie del leccio
le scie bianche incrociate sulla luna
i nasi bagnati degli animali
l’odore del miele
bere quando si ha sete
l’odore delle mani che hanno cucinato
il silenzio nella sala d’aspetto
il caffè, il vino.
Tutto nel mondo è piccolissimo
cade in terra come i bambini
ti guarda con occhi impietriti
un secondo prima di piangere.
Allargo le braccia
come una madre o come una croce.

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