Vanni Schiavoni | Quaderno croato

a cura di Giovanna Frene
da Quaderno croato (Fallone, 2020)
fotografia di Dino Ignani


Sebenico

Si sosta bene sulle terrazze di Sebenico
ci si orienta e si dimenticano
le microbe proteste della fatalità
e si fa musica all’aperto a sera seduti sul prato
all’angolo di un piccolo museo dove incontriamo Tito.

Avvistiamo poche tane di pescatori
che distillano grappe luminescenti
e il resto delle mogli in prospettiva
le immaginiamo tutte dentro mura bianche
di lenzuola stese al sole e acredine ai cancelli
le immaginiamo senza disperazione
senza lutti di fratelli in file di foto di ventenni anni novanta.

In questo momento so esattamente chi sei
non è affatto necessaria una misurazione approfondita
so cosa pensi e quanto mi somigli nei turbamenti
perché per sempre saremo bambini
sotto i bombardamenti di Baghdad
siamo ancora ragazzini tra le granate di Mostar.

Traù


Continuiamo a sud
lungo le vertebre di questo paese
portati dall’auto come da un furore
che poco a poco iniziamo a sposare
accettando l’afa in dote e la fronte di febbre del cielo
a mezzodì si estende a largo e stende il sudore sulla strada
verso Traù di spiagge e navi
di fortezze di pietra e chiese di pietra e vuoti di pietra.

La carreggiata è lunga e monocorde e ai lati ha venditori
solitari di ogni cosa che viene dalle capre
regolari come pietre miliari e a destarli
a volte si attardano i turisti
svirgolando dall’asfalto ed arrestando di sbieco
ad ogni ora e così noi
ci siamo fermati contrattando
una moneta col nome di animale
riprendendo poi la via fieri di un tocco
di formaggio a pasta molle con la muffa.

Trogir


A ripensarci ancora è nulla
come fossi il doppio della sua elica, il continuo
riconoscermi dell’ombra nella viva indifferenza del quartiere
l’accecarsi a Trogir e gli angeli ammazzadraghi
ricorrenti nel cielo assertivo di un viola immacolato
antenne all’erta che scorrono a perdersi senza carisma, il racconto
reso vero dal gusto nuovo della sigaretta comprata oltreconfine.

La donna col foulard vende ai passanti
la sentenza esatta
della sua bilancia che non sbaglia un colpo
dai tempi jugoslavi e pesa in once
o in grammi le nazionalità tutte indifferenti
tutte sempre oltre un qualche confine
ammasso di corpi e di fango a immaginare
come si possa sopravvivere ai cedimenti
a una disgregazione impercettibile
che chiamiamo guerra patriottica.

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