Alessandra Corbetta | Tratte

proposta della redazione


Tratta I

La perlustrazione scalena delle carrozze
accerta la presenza di un assenso breve:
la striscia sul vetro si ripete
vagone dopo vagone. Il regime atroce del quasi
imperversa su polpastrelli e palpebre perché
tattile è il guardare un fondo cieco, ricercare
la biglia nella sabbia.

Siamo all’oscuro di tutto eppure
ci sentiamo al sicuro.

Tratta II

Non c’è stato tempo per capire
che il corpo dopo il fischio si fa lieve.
Il biglietto obliterato, la matita tra i capelli
o nelle tempie, dire perché e a te
che va la voce.

Ho provato a ridestare le ore,
disfarmi al contrario sopra un orologio.
Poi ho inseguito fin dove c’è stato spazio

Tratta III

Ci aspettavano da un’altra parte, due
ore prima, qualche minuto dopo.
Ci volevano mettere alla prova ma
ho corso da sola tutte le carrozze, ho
perso il fiato. E le gambe. Le braccia.
Qualcosa è esploso, qualcosa ha distrutto tutto.

Il sibilo è rimasto. A te. A me, la luce

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