Francesco Terracciano | MCM

proposta della redazione
da MCM (Oèdipus, 2021)


Anna è il riflesso sporco, trascinato
nella vetrina, di una donna magra
minuta. Anche l’impronta delle luci
le macchine, in quel cuneo di visione.

Sul tavolo di legno che non tocca
sembra seduta a mezz’aria, nel vuoto –
combatte la puntura di un insetto
con un cubetto di ghiaccio. È già sciolto

al polso. Ha bolle rosse, doloranti.

*

Nino caccia i piccioni, a notte. Il tunnel
ne è pieno. Tende il nastro della fionda
dal finestrino e mira. Poi li prende
e li sistema in scatole per scarpe

vuote (non più di tre per lato). Il fiocco
rosso è sempre annodato sul coperchio.
Ne lascia alcuni in dono – in fondo è buono –
a quelli che raccolgono le foglie

secche dai giardinetti, in cima ai sacchi.

*

Le braccia pendono qui tra i mattoni
le braccia e quelle mani, avanti e indietro
fanno così anche i rami se c’è vento.
Sono rimaste qua, il cemento aperto

le sputa a volte, le lascia passare.
Le bombe, un cedimento di struttura
un’esplosione, il terremoto forse.
L’ultimo, il più vicino. Gli anni neri.

È tutto qui il dolore se lo vedi
è questa cosa da poco nascosta
tra vecchie case, che appena la dici
è già sfilata. Niente che fa male.

Dicevi il sangue che scorre, il calore
sopra la pelle: è già stato, riposa.

*

Le facili architravi del congegno
assi di legno e cuscinetti a sfera
trovati tra gli scarti, e loro sopra
quelle croci minuscole, lanciate
per le discese. Macchine da corsa
e gambe nere incollate al terreno
in gara con tutti gli altri. La luce
degli angeli tirati a sorte, il fischio
inconfondibile sopra le pietre
di quelle ruote inesistenti. In strada
qualche metro più in basso, al primo incrocio
nessun motore vero funzionava
meglio, lo stesso suono di orologio.

*

Col vetro che ti rimane negli occhi
e con la pietra tra la bocca e il naso
guarda quello che puoi. C’è l’altra parte
della città coi grattacieli nuovi
le torri di petrolio con le fiamme
in cima, il vento che le spinge a un lato.
Vai per la scorciatoia, è più sicura
due sole lettere e vai. Tra la piazza
bianca, distesa nell’ora di luce
e la collina sono pochi passi.
Vengo con te, ti accompagno. L’hai vista
mai questa strada sospesa. Nessuno
ti chiederà il biglietto, non esisti.

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