da Bugiardino (Il Convivio Editore, 2023), prefazione di Alfonso Guida
[…] Castronuovo è il paladino dell’impossibilità risolutiva di un male inesorabile, progressivo, inarrestabile: la trappola del cosiddetto “mal d’aurora“, parola figlia del Maldoror lautreamontico. In altre parole, qui la parola è esattamente incarnazione aerea di un moto d’inciampo, l’inciampo del piede del viaggiatore nella linea di demarcazione, sottile, impercettibile e fatale, dell’Intra, dell’Indra orientale, del Mito della sovversione, del luogo anonimo e neutrale in cui il dio del fulmine e del tuono dardeggia e colpisce all’interno di un ambiente circoscritto che è il territorio brulicante dell’intra-psichico, dell’entre-deux. […] Ecco, si tratta di una letteratura composta nella stanza di una torre di vedetta, al di qua di un faro, dall’interno di un laboratorio di osservazione che redige documenti e referti perennemente incompleti e inconsistenti, carte in cui a mancare per fatalità è sempre la parola d’ordine, la chiave o il soffio di cancellazione e chiarificazione […].
Alfonso Guida
Contenuto di questo libro
- Cos’è e a cosa serve
- Cosa deve sapere prima di prenderlo
- Come prenderlo
- Possibili effetti indesiderati
- Come conservarlo
- Contenuto della confezione
1.5
la presunzione di capire l'astratto
di spiegarne il senso se non di darne definizione
certa
è un piedistallo fallimentare
spruzzato di elogi da copertina
chi può vantare un nome sulle montagne
è solo l'eremita
che annoda la fascina prima di darle fuoco
e di vederla crepitare sotto il cervo
2.5
bonificarmi da te
è l'esperienza mistica
del mare
3.2
il cielo è una catacomba pluviale
una risacca di vapore che cade
su testa e spalle per allagare i nervi
distendere ogni piega con un ferro
polverizzato dall'industria della morte
un cataclisma da accogliere sulle colpe
mentre la terra bagnata si impasta addosso
e ci rende sabbie mobili
4.2
rimuovere la chimica che annienta la paura
è una condizione avversa
una bobina fusa nei suoi fili
che fino a notte non dura
eppure aspetta sulla soglia
che qualcuno suoni
per apparecchiare una forchetta
5.3
leggo libri pesanti
tufi sulle ginocchia che appiattiscono i passi –
la stabilità sulla pagina nello
scervellarsi del verbo
il pidocchio la carta il sudore
le dita incollate che imprimono un alone di luna
sulla sovraccoperta opaca
– è nei dettagli la casa delle grandi opere
non negli avverbi e superlativi assoluti
lascio che la lingua si nutra
del vento delle pagine voltate
e poi insista per inumidire l'indice
pietra focaia
per ogni retorica
6.2
anche oggi i fuochi a mezzanotte
i tossici esultano
li vedo prendere l'ultimo autobus
per il molo
senza biglietto si sfiorano con lo sguardo
lo sanno ma tacciono –
un bambino ancora sveglio festeggia
mentre la madre rammenda i calzini
li scorge dalla finestra esplodere nel buio
sono cascate, salici di lampi e tuoni
zanzare schiacciate dalle mani di dio
alla luce del primo led
una sniffata
un buco
una città vecchia qualunque
velata da un lampione arancio
che non la smette di balbettare









Rispondi