Per Costanzo Ioni

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per Costanzo Ioni (1953-2024)

La nota che segue, lo confesso, è di quelle che non avrei voluto scrivere: è difficile, in questo momento, mettere da parte i sentimenti e i ricordi, lo smarrimento e il dolore per una notizia così triste; al tempo stesso, ho sentito che fosse necessario onorare la persona e il poeta, l’amico e il compagno, la figura pubblica e l’uomo privato che abbiamo avuto il privilegio di conoscere.

Tenterò, quindi di dire poche cose sensate, riservandomi di fare meglio in un altro momento.


Costanzo Ioni è passato, da poche ore, dal tempo all’assenza del tempo, alla dimensione che qualcuno chiama eternità. Lo conoscevo abbastanza per immaginare che avrebbe saputo, anche in un frangente così delicato, ironizzare elegantemente sulla vita e sulla sua mancanza di senso, così come faceva in poesia mischiando lingue e dialetti europei, slang e parlate regionali, arrivando a ciò che Daniele Ventre ha definito “…argot plurivoco, surreale, di un surrealismo ontologicamente più solido del reale”-

Era nelle sue corde una poesia abnorme, sperimentale o neo-sperimentale eppure fortemente legata -in un paradosso solo apparente- al mondo classico di Plauto e Petronio, così come a quello dei trovatori provenzali, a Rabelais e a Cervantes come a François Villon, a Petrarca e a Dante.

I giochi che faceva con la lingua, che ad alcuni potevano apparire incomprensibili, possedevano in realtà una significazione profondissima: erano l’unico antidoto, l’unica reazione seria possibile, ad un reale completamente sfaldato che gli altri volevano, a tutti i costi, considerare ancora oggettivo, anche di fronte ai mutamenti storici e ideologici che l’hanno reso, in questi ultimi decenni, completamente insensato.

Avevo fatto, però, la promessa di non fare discorsi pesanti; torno, quindi, sui miei passi per ricordare non la sua produzione, il gruppo ’63, il gruppo ’93 o l’area del Baldus, i premi e le performance, i concorsi e gli eventi, ma la leggerezza che si accompagnava al suo profondo sapere e alle sue capacità, le qualità umane che facevano di lui la persona straordinaria che tutti, in questo momento, stanno ricordando.

Riprendo, come un dono al contrario, una poesia: 

*

sta lengua ngorantissima stregnuta e sbattutissima
in trafica intensissima, e ammesca fratellanza,
ruvinate la panza cu gente d’ogne ranza,
de scienza et d’igno ranza, satollati, fatte
na coranza ballando cu la danza de stu mezzo,
de stu bus, ca s’è scassato e nun te dà cchiù
ius, stu mezzo de surplus, sto quatto rote
can un ciata plus, ca resta fermo cu lengua de fora,
lengua ca lle resta en superficie,
lengua de brossura, lengua de vernice, nunn’è
cchiù la lengua cchiù perfecta, la lengua
d’allora, lengua d’interiora


Da Stive (p.73)

Francesco Terracciano



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