L’essenza di una goletta sta nel suo moto leggero, ma anche nel suo carico: quella del libro-navicella immaginato da Sara Fruner nel suo La rossa goletta non cambia di una virgola. È una rondinina con tutto il mondo del sole nel becco, un’opera cantata, caproniana – quasi -, liquidissima. Porta in dote per il suo viaggio marino la responsabilità di un io operoso e anarchico, che recida i «legami belligeranti», che impedisca le definizioni dato che «noi è l’odore», che rimuova i punti fermi. C’è però un peso in tutto questo: il ricettacolo di una lingua non propria, che «recita a comando» e ha per zavorra libri ereditati, elenchi di materie da salvare, da cui piano piano ci si alza, per sé e per la collettività. Abbiamo selezionato per voi parte di questo carico.
da La rossa goletta (Crocetti editore, 2024)
Alieno
una mosca rossa
molesta il soffitto
a terra una caravella
si atteggia a stivaletto
sgranano gli occhi
le idee alla tapparella
se non tremo
tutto è alieno
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Invasione
in ogni anfratto
s’è infilato
ciò che tra noi
è accaduto
e questo è un fatto
persino nel ricciolo
che rosso denuncia
lo scalpo della mela
nel guaito dell’angolo
nudo di ragnatela
noi è l’odore del vento
quando veste ogni spiffero
e fa della camera gondola
del letto sospiro
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La ghiandaia azzurra
stamane una piuma blu
ha scritto il suo passaggio
sul dorso della terra
l’ho preso per messaggio
tenero verso d’amore
la natura per poeta
una dedica a noi prole
che errori grossolani
commettono i terreni
leggere un segno
un pegno ragionato
nella scheggia di cielo
caduta da un pennuto
la voce verde
nacque solista
leviamoci dalla testa
il palco e lo spartito
ambizioni da corista
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Il quesito di Eva
e se ignorassi quel bianco
che davanti mi fissa
e quel nero
che da dietro lo incalza
se cucinassi un terzo colore
con rumori amici
fruttato sapore
potrei davvero sperare
che si apra una scappatoia
tra l’inferno e questa noia
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Sottoterra oggi
dentro la terra
non più fossili
trame di radici
e navi senza mari
ma stanze grevi
infestate di cavi
se cali un ginocchio
poggi al suolo
un orecchio
salgono da sotto
su dal fondo
codici comuni
e la tua lingua
recita a comando
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Poesia e altro
guardami
non ho terra
non ho pace
non ho nulla
solo voce
una cosa devi sapere
mi afferri soltanto
se mi lasci andare
Sara Fruner è nata a Riva del Garda, dal 2017 abita a New York, dove è docente di italiano presso il Fashion Institute of Technology. I suoi articoli su cinema, arte e letteratura sono apparsi su La Voce di New York, CinematoGraphie, Brick. Traduce da sempre e, recentemente, opere di M.H. Bertino, J. Hirshfield e W.S. Merwin. È Professional Member dell’Authors Guild e Bogliasco Fellow. L’istante largo, suo romanzo d’esordio (Bollati Boringhieri, 2020), le è valso il secondo posto al Premio Nazionale Severino Cesari Opera Prima 2021. La notte del bene (Bollati Boringhieri, 2022) è il suo secondo romanzo. In poesia alterna volumi in italiano e in inglese: Bitter Bites from Sugar Hills (Bordighera Press NY, 2018), Lucciole in palmo alla notte (Supernova, 2019), La rossa goletta (Crocetti, 2024).
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