In un pranzo a Salerno con la redazione, finito con una serie di giri di limoncelli offerti dalla casa, io, Mattia, Rebecca e Mikel siamo finiti a discutere di un articolo uscito a metà dicembre per Pangea: Ai romanzi italiani preferisco Final Fantasy XV. Il punto del discorso – che prima o poi dovrebbe prendere corpo proprio per mano di Rebecca sulla rivista di Vallecchi – era, tra i vari, la capacità di certe espressioni del mezzo videoludico (tra le altre Disco Elysium, ma anche e soprattutto il genere delle avventure Soulslike) di mettere su meccanismi narrativi tendenzialmente più interessanti di altre espressioni dei mezzi considerati davvero narrativi. Un appunto su tutti da quella parentesi lì: «l’unico che ha capito tutto di questa storia è Paolo Andrea Pasquetti».
Non mi sembra difficile crederlo. Credo, pure, che basti una frequentazione anche solo cursoria con le dinamiche dell’attuale content creation (soprattutto quella video: YouTube, Twitch, etc.) per rendersi conto della pervasività della questione, innanzitutto nella sete di un pubblico sempre più vasto e stratificato per la decodifica e messa in serie di frammenti teorici (non frammenti in teoria, ma frammenti di teoria) anche minimissimi, per non parlare della fama raggiunta dai maggiori teller di loro. E infatti, mappa la sempre utile Valentina Tanni: «L’istinto irrefrenabile alla partecipazione, unito a una sempre maggiore propensione all’indagine e all’approfondimento, attitudini che gli utenti di internet sembrano aver ipersviluppato negli scorsi tre decenni, hanno come conseguenza la produzione e il consumo di quantità sempre maggiori di lore. Questa parola, che in inglese significa semplicemente tradizione, leggenda, insieme di conoscenze, oppure per estensione folklore, su internet ha assunto un significato molto specifico. La lore di un videogame, ad esempio, consiste nel complesso della sua storia, presente e soprattutto passata; è formata da tutti gli eventi e i personaggi che contribuiscono a formare l’universo in cui è ambientato e si svolge. La stessa cosa vale per tutto il mondo fantasy e sci-fi, con le sue saghe secolari e intricate, piene di misteri, intrecci narrativi e colpi di scena». Attenzione, però, ché la svolta è quella che viene subito dopo: «Se consideriamo la natura sempre più frammentata del nostro assetto culturale, e il collasso del contesto determinato dalla natura intrinsecamente disordinata di internet, l’importanza accordata al concetto di lore ci appare una reazione più che comprensibile. Incarna infatti il bisogno di mettere in ordine gli eventi, spiegarli, inserirli all’interno di narrazioni coerenti, fissarli con la parola scritta. Esprime la necessità di ricostruire contesti, stabilire correlazioni, rintracciare motivazioni. […] Un ultimo aspetto va considerato: negli ultimi due decenni la quantità di contenuti online è aumentata esponenzialmente, e con essa la difficoltà di orientarsi nel magma indistinto di fonti, voci e informazioni».
Il modo più sensato di leggere Barlumi di Pasquetti, quindi – o meglio ancora la pista, il sentiero migliore -, mi sembra essere questo, ed è soprattutto un modo che ha a che fare con gli spazi in cui appare. Un «magma indistinto di fonti, voci e informazioni» è anche la Radura poetica che ha contribuito a creare (è anche questo sito qui che leggi, a ben vedere). Cioè: il campo in cui un sistema di regole è certo preesistito, e dove però lo sforzo convergente di una comunità, proprio a partire dai brandelli di questo sistema, dal farne dei discorsi, permette la liberazione del de-contesto. La possibilità di creare un proprio sistema e destino, nonostante l’implicato, il già scritto, e pur mantenendone una distanza, un’identità altra. Quindi, una spia: chiedersi chi in questi testi dica Io, e a chi, e quanti («soprattutto su TikTok e Instagram, milioni di utenti lo usano per affermare la volontà di diventare i «protagonisti» della propria esistenza. Non delle comparse, non dei personaggi secondari, ma le star assolute e incontrastate della loro personale storyline. Se la vita è un film, una serie tv oppure un videogioco, la parte migliore da interpretare è quella del main character, colui che guida la storia, prende le decisioni e riceve gran parte delle attenzioni. Un simile discorso potrebbe essere fatto per i meme e i video che recano il tag #POV (Point Of View)». E non è poi così rimosso da una citazione di Paolo a Tolkien, a sua volta a De Beauvoir: «di ciò che avviene all’uomo, nulla è mai naturale, poiché la sua presenza mette in questione il mondo»). Chi si presume che scriva. Chiederselo tante volte e in tanti. Quindi ricominciare daccapo (scrivere noi?).
da Barlumi (La Gru, 2025)
Ma la stortura che
screzia e rovina il
lato alle cose è
il cerchio costante
che gira e che dura.
Muta la forma ad
ogni fortuna che
incontra e tira la
pelle via dalle
membra ora corrotte.
+ + +
Se il cane gentile
siede sulla via
e ne è il custode,
sei in un luogo
che ancora resiste.
Pronuncialo bene
allora quel posto
buone volte in una
preghiera stretta tra
i denti e sottile.
+ + +
Qui la luce non si
agghinda per te e
la strada si spacca
e svetera ad ogni
passo tra le piante
nuove che il flusso
alla foce avanza.
+ + +
La luce non puoi
certo tradurla ma,
forse, assomiglia
a un gerundio che
accade insieme alle
cose, s’appoggia lì
sulle fogge che ora
guardi andando da
solo per la tua
via, scorgendo là
solo schegge dove il
tuo occhio s’appiglia.
+ + +
Quell’albero tronco dal vento adesso è la casa di un tasso saggio che sa molte cose qui sul bosco: – che la morte è un passo nel ventre di ogni forma, quel dito che piega e trasforma sempre la sorte e tu certo ne formi una parte –
Paolo Andrea Pasquetti (Roma, 1995) è laureato in Lettere Moderne all’Università di Roma La Sapienza con una tesi in filologia e critica dantesca e in Filologia Moderna, presso la stessa, con una tesi di letteratura e lingua latina su una comparazione letteraria tra Ovidio e Tolkien per la quale, nel 2023, è stato premiato come laureato eccellente Sapienza del suo anno accademico. Vive e insegna come docente nella scuola secondaria a Rieti. Dal 2021 cura il progetto di divulgazione Radura Poetica, del quale è creatore e direttore, presente sul web e sulle principali piattaforme social. Nel 2023 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Canti del ritorno (AttraVerso Edizioni). Sue poesie sono comparse su varie riviste e blog come Inverso Poesia e L’altrove – appunti di poesia.









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